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Nicola Corcia un altro napolitano dimenticato (Zenone di Elea - 14 Settembre 2026) |
| NICOLA CORCIA (1802-1892) - ELENCO DEI TESTI PUBBLICATI SUL NOSTRO SITO |
STORIADELLE DELLE DUE SICILIEDALL’ANTICHITÀ PIÙ REMOTA AL 1789 |
CHE i popoli della Monarchia delle Due Sicilie in questa luce del secolo XIX manchino tuttavia d'una generale Storia delle loro vicende, è cosa sì manifesta che non fa d’uopo con molte parole il dimostrarlo. Basta dire che, per quanto propriamente riguarda le regioni di qua dal Faro, gli Storici che fra tutti gli altri godono di maggior grido, quasi tutti, e quali più, quali meno, trasandando per non volere, o non potere, i tempi anteriori alla conquista de' Normanni, alla sola narrazione delle patrie vicende sotto la monarchia restrinsero il proprio argomento. In fatti, è già noto che colle storie scritte dal CAPECELATRO e dal COSTANZO conosciamo i soli fatti occorsi nel nostro paese da’ principii del reame da Ruggiero fondato insino alla guerra da’ Baroni contro re Ferrante combattuta: perciocché il primo di questi scrittori dalla fondazione della monarchia (1130) sino alla morte di Carlo I d’Angiò (1285) condusse la sua narrazione; ed il COSTANZO che, comunque anteriore di data, quasi come un continuatore del CAPECELATRO possiam riguardare, cominciando la sua storia dalla morte di Federico (1250), insino alla fine della guerra de’ Baroni (1486) la proseguì.
Un più vasto periodo di storia abbracciava prima di questi due egregi scrittori il COLLENECCI; giacché dal primo anno dell’era volgare insino alla ribellione de’ Baroni (1485) la distese. Né diversamente consigliatasi il SUMMONTE; il quale, pigliando il suo cominciamento dall’impero di Augusto (46 av. G. C.), compì il suo racconto col tumulto della città contro l’Eletto Starace (1585). Ma una più ampia trattazione ancora della nostra storia diè fuori il GIANNONE; dappoiché, sebbene egli cominci a narrare le nostre civili vicende dall’impero del Magno Costantino (325 di G. C ), pure arriva al principio dello scorso secolo (1722), quando il reame si reggeva pe' viceré di Carlo VI imperatore. E più compiuta di tutte queste storie parrebbe quella del TROYLI, nella quale non solo si abbracciano i tempi scorsi tra barrivo de’ Normanni e ’l regno di Carlo III, ma tutte le nostre antiche regioni ancora si descrivono, colle città e i popoli che un dì le abitavano, se trasandate non avesse le epoche anteriori discorse dal GIANNONE, e tuttoché imperfettamente anche dal SUMMONTE, e se la storia de' nostri antichi popoli ne’ tempi della loro autonomia non avesse trascurata affatto; essendo da un altro canto già noto che, discorrendo in breve nel principio dell’opera, anziché la storia de' nostri popoli, quella sì bene de' Romani che pervennero alla lor signoria, tanto si allargò nella descrizione delle nostre provincie, che di dieci volumi di cui la sua storia si compone, due soli ne spese per narrare le nostre vicende sotto la monarchia.
Pel quale difetto della nostra storia il GRIMALDI, a cui tutti i fatti del nostro paese nella loro ampiezza si presentavano, applicò l’animo in sul finire del passato secolo a distendere da’ tempi più remoti i nostri Annali; ma appena bastò a condurli fino al regno di Errico VI, poiché la morte che interrompe spesso nel bel mezzo i disegni degli uomini, non gli concesse di mandarli a compimento. Né una intera cognizione delle patrie vicende attinger possiamo agli Annali del DE MEO, perciocché in essi sei soli secoli di storia sono discorsi, cioè dall’invasione de' Longobardi (568) insino all’incoronazione di Federico II (1220). Come poi questa plejade di scrittori avesse al nobile ufizio di storico provveduto, come la musa della storia abbiali ispirati, non si spetta a me il dichiararlo. Essi sono stati già giudicati, e dobbiamo senza più esser riconoscenti alle dotte e penose fatiche di tutti questi scrittori che la via ci spianarono alla cognizione delle cose patrie. Questo solo debbo dire, che al presente bisogno non possono soddisfare; essendoché messa da canto la critica e la copia de' fatti, la veracità e l’amore diparte, i loro sistemi e la forma della loro narrazione, in essi trovar non possiamo una compiuta storia delle cose napoletane. Di altri nostri storici, come il CARAFA, il GIANNETTASIO ecc., non mi fa d’uopo favellare; giacché, quanto ai fatti appena s’innalzarono sulla Cronaca; oltre che il primo di questi due ultimi scrittori i soli tempi abbracciò che dalla decadenza del Romano Impero corsero sino alla presa d'Otranto (1480); e nell’altro, che rispetto alla narrazione ed allo stile possiam dire il Livio napoletano,non hai più che la storia del SUMMONTE, che d'italiana fece latina. In guisa che possiam dire con Cicerone, parlando della storia romana: lang="kaa-Latn-UZ"> lang="kaa-Latn-UZ">Abest enim Historia literis nostris.
Or io veggendo il difetto non solo d’una generale storia del nostro paese, ma di un’opera ancora che almanco per sommi capi tutte le epoche abbracci delle patrie vicende, e l'assoluta mancanza della prima spiega senza più quella dell’altra, mi accinsi, è già tempo, a questa malagevole impresa, preso non meno dal diletto d’indagar le memorie de' nostri antichi, che spinto dall’utilità che venir ne poteva a’ concittadini. Perchè, io non so da un canto qual dilettazione esser possa maggiore per una mente intenta agli studi d’investigar la vita de' popoli che ci precessero sulla terra che abitiamo, e farne copia, come se ne ha facoltà, a chi sente il bisogno di ben conoscere il passato; e dall’altro non veggo un ammaestramento migliore della storia per coloro che non si ricusano alla coscienza de' loro maggiori e di sé medesimi. La storia mostra l’avvenire, ed è questa la sua lezione più preziosa; la storia predice quando racconta. Essa narra i fatti, i fatti disvelano le cagioni, e le cagioni appalesano dal canto loro le più lontane conseguenze; perciocché sono uniformi, e i loro effetti infallibili. Un fatto remoto mostra quelli che poi verranno; la storia di un giorno rivela più secoli. E se non v’ha storia, in cui non abbondino le grandi lezioni del passato, dove convien meglio cercarle che nella propria? dove una più profittevole lezione si può raccogliere quanto nello studio de' fatti domestici, e nella vita del proprio paese? Chi non brama di assistere allo spettacolo del profondo e misterioso dramma della storia dell’umanità, assisterà almeno, per giovarsene, a quello della storia patria, la quale non presenta meno il dramma della storia universale. L’umanità somiglia all’uomo, e la storia speciale di un paese non somiglia meno a quella del mondo.
Avendo adunque questa mia lunga fatica quasi mandata al suo compimento, mi è grato annunziarne la prossima pubblicazione, e onde s’abbia un'idea del modo con cui l’ho condotta, ne pongo qui il disegno. Tutta la storia si conterrà in tre grandi epoche, quante sono le diverse condizioni de' tempi dalla più alta antichità insino alla Rivoluzione francese, e sarà perciò divisa in Storia antica, Storia del medio evo, Storia moderna; abbracciando la prima tutti i periodi della nostra storia da tempi più oscuri sino alla distruzione dell’Impero in Occidente (476); la seconda, quelli che dal detto anno corsero sino all’invasione di Carlo VIII (1495); e la terza, che da quest’ultimo anno arriva al 1789. - La corografia e topografia antica, o dir vogliamo la circoscrizione delle nostre antiche regioni, colle città che vi furono e i popoli che le abitarono, le quali pongono sott’occhio come il teatro degli avvenimenti, precederanno tutta la narrazione. Alla storia politica seguirà quella della civiltà e della coltura intellettuale: il quadro delle scienze, delle lettere e delle arti dopo quello delle guerre e delle rivoluzioni; in somma dopo la storia de' fatti quella del pensiero. Né tutto questo basterebbe ove si trasandasse la storia delle leggi e delle istituzioni, le quali, come le arti, le scienze e le lettere danno testimonianza della coltura di un popolo nelle epoche diverse della sua storia. Il perché delle istituzioni ancora e delle legislazioni succedutesi ne diversi periodi della nostra civiltà darem ragione quanto basta a’ nostri leggitori, perchè s'abbiano una compiuta idea di quanto ci appartiene. Lo stesso ordine e metodo si terranno per la Sicilia; talché nella prima parte dell'opera, nella quale si conterrà l’epoca più antica e men conosciuta della nostra storia, si presenterà la prima volta un quadro compiuto, e se non con Contezza d'ingegno, almeno esattamente delineato, delle cose nostre da’ tempi più remoti sino alla venuta dei Barbari. Alla prima parte le altre due seguiranno, divise similmente ne’ loro diversi periodi, narrandosi sempre di conserva i fatti delle nostre regioni e dell’Isola di Sicilia, senza toccar la storia contemporanea, che si può meglio raccogliere da’ contemporanei.
Quest'opera io offerisco a’ concittadini, non come una storia qual veramente richiedesi delle cose nostre, veggendomi inferiore a così alto subbietto, ma solo come nuove e più accurate ricerche su gli autori originali e sincroni, ordinate sotto un'esatta cronologia, e fatte più per appagare la curiosità che mi ha sempre destato nell'animo, posso dir dalla fanciullezza, la storia patria, che per sovvenire al bisogno del nostro paese, al quale nobilissimo ufizio altri i cieli destineranno. Del rimanente senza dir dell'Italia, l’Oriente e l’Occidente, l’Asia e la Grecia ne’ tempi antichi, i popoli barbari e civili del vecchio mondo, e quasi tutti gli Stati di Europa nel medio evo e ne’ tempi moderni, con cui le nostre vicende ebbero una stretta e perpetua relazione, fanno ricca la nostra storia di una tale varietà di successi, e questi importanti, che a qualsivoglia disadorno narratore di questo frammento della storia della umanità, ma che faccia ampio tesoro di fatti, danno certa speranza di esser letto con amore in un tempo in cui rifioriscono con sì lieta fortuna gli studii della storia, e da ogni canto s’interroga il passato per bene iniziarsi al misterioso avvenire, ricorrendosi alla storia come a perenne maestra del viver civile.
Nicola Corcia.
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Nicola Zitara mi chiese diverse volte di cercare un testo di Samir Amin in cui is parlava di lui - lho sempre cercato ma non sono mai riuscito a trovarlo in rete. Poi un giorno, per caso, mi imbattei in questo documento della https://www.persee.fr/ e mi resi conto che era sicuramente quello che mi era stato chiesto. Peccato, Nicola ne sarebbe stato molto felice. Lo passai ad alcuni amici, ora metto il link permanente sulle pagine del sito eleaml.org - Buona lettura! Le développement inégal et la question nationale (Samir Amin) |
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