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La Cittadella Industriale di San Leucio

riconosciuta come Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO nel 1997

di Mino Errico


(se vuoi, scarica il testo in formato ODT o PDF)

RdS, 4 Agosto 2014

Sono stato a San Leucio per caso. Eravamo andati a visitare la Reggia di Caserta edall’uscita avevamo chiesto ad un paio di militari dove poter acquistare delle buone mozzarelle. Ci avevano indicato il caseificio Leuci che le“aveva mandate pure in Vaticano” dopo la visita del Papa. Erano le 14 e il negozio apriva alle 16. Una buona occasione per andare a San Leucio,dove arriviamo dopo un giro dell’oca a causa di un blocco stradale improvvisato con un nastro volante (non da forze dell’ordine) che cicostringe a tornare indietro e a fare una lunga deviazione.

Lasciamo l'auto in basso, in uno spiazzo e saliamo a piedi. L'Arco Borbonico èil portale d'accesso al Complesso Monumentale del Belvedere di San Leucio risale infatti al 1600 quando era il varco d'accesso al feudodegli Acquaviva, signori di Caserta.

 Quando arriviamo al palazzo che ospita il museo, entriamo in due, io e mia moglie, lenostre amiche restano fuori perché la più giovane era stanca e non ne aveva voglia.

Il custode, dipendente del comune e persona gentilissima, si improvvisa guida e ci accompagna lungo tutta la visita.

Un mirabile esempio di archeologia industriale che dimostra un ottimorecupero. Il "Museo della seta" conserva macchinari originali, ancora funzionanti, che mostrano tutte le fasi della produzione con gliantichi telai restaurati ed azionati da una ruota idraulica posta nei sotterranei del palazzo. Vi è anche una interessante mostramultimediale non funzionante perché ogni volta che qualcosa non funzionava la si lasciava andare in malora per mancanza di fondi per lamanutenzione. Una incuria non certo imputabile ai dipendenti, incuria giunta al punto che non ho potuto manco acquistare un catalogo dellamostra! Un catalogo in ristampa da tempo e che non arriva mai.

Un patrimonio culturale destinato al degrado se nessuno ci rimette lemani. L’unica cosa funzionante è l’utilizzo del luogo per eventi canori: c'era un pannello pubblicitario della “Leuciana Festival” conuna sfilza di cantanti. Meglio di niente per portare un po’ di gente sul posto ma ci pare veramente una assurdità: in un luogo del generedovrebbero arrivare scolaresche e turisti da tutta Italia.

C'è pure il telaio jacquard, considerato l'antenato del calcolatore, contanto di schede perforate – ricordiamo ai lettori che le schede perforate venivano usate nelle anagrafi comunali appena quarantanni fa.

A titolo di cronaca ricordiamo che il prototipo del jacquard era statoinventato da Jean Le Calabrais a Lione, nel XV secolo! Le fabbriche di seta francesi si perfezionarono e si espansero anche grazie allafusione tra le conoscenze delle maestranze francesi e quelle dei maestri catanzaresi. Chi l'avrebbe mai detto...

Torniamo a San Leucio. Il titolo della mostra multimediale non ci è andato a genio,“La fabbrica del Re”, per noi è riduttivo rispetto ad una esperienza che, senza volerla troppo mitizzare, si basava sulle raffinateelaborazioni degli illuministi napoletani, in primis del Filangieri, un tentativo di realizzare quell'ordine ideale che è proprio l’oggettodella sua Scienza della legislazione. Questa nostra considerazione l'abbiamo desunta dalla lettura del testo “Origine della popolazione di San Leucio e suoi progressi fino al giorno d'oggicolle leggi corrispondenti al buon governo di essa di Fernando IV, re delle Sicilie (1789)” che abbiamo messo online in formato ODT e PDF. Seppur appesantita da paternalismo assolutista, si tratta diun'opera da cui traspare chiaramente l'intento di creare in terra una città ideale.

Tutte le disquisizioni intorno al fatto se fosse o meno un esperimento di tipo socialista ci fa sorridere e sorvoliamo.

Non abbiamo letto i pannelli ma riteniamo che i curatori si siano basati sul testo di Mario Battaglini, La fabbrica del Re. L'esperimento di San Leucio tra paternalismo e illuminismo, stampato a Roma dalla casa editrice della CISL Edizioni Lavoro, nel 1983.

San Leucio ispirò un inno al Re della Pimentel, fece parlare di enigma alDumas e affascinò finanche Colletta, il quale così si espresse a pagina 123 della sua Storia del reame di Napoli:

“Scelse il colle detto di san Leucio, dove alzò molte case per abitazione de'coloni, altre più vaste per le arti della seta, e poi l'ospedale, la chiesa e piccola villa per proprio albergo. Artefici forestieri,macchine nuove, ingegnosi artifici con grandi spese provvide, e, ciò fatto, vi raccolse per inviti e libera concorrenza trentuno famiglie,che formavano un popolo di duecentoquattordici. Date le regole alle arti ed all'amministrazione della nascente società, egli scrisse lalegislazione, della quale toccherò brevemente le migliori parti, giacché quella fu vera gloria del re, documento del secolo e impulsonon leggiero alle opinioni civili.”

Se ci andate, ve lo consigliamo, non ve ne pentirete. Da lassù si spazia su tutta la pianadi Caserta, a due passi la schiera delle case dei lavoranti, sulla sinistra  il monte Taburno e il lungo viale della Reggia (la piùgrande residenza reale del mondo), sull'orizzonte si stagliano, in lontananza, il Vesuvio e tutta la penisola sorrentina.

Un belvedere.



San Leucio, un sogno di seta - Davide Rinaldi - youtube.com






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Nicola Zitara mi chiese diverse volte di cercare un testo di Samir Amin in cui is parlava di lui - lho sempre cercato ma non sono mai riuscito a trovarlo in rete. Poi un giorno, per caso, mi imbattei in questo documento della https://www.persee.fr/ e mi resi conto che era sicuramente quello che mi era stato chiesto. Peccato, Nicola ne sarebbe stato molto felice. Lo passai ad alcuni amici, ora metto il link permanente sulle pagine del sito eleaml.org - Buona lettura!

Le développement inégal et la question nationale (Samir Amin)










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