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IL MARCHESE GENERALE NUNZIANTE CONTRO GLI SCORRIDORI DI CAMPAGNA

Pubblichiamo le pagine del giornale militare L’ARALDO sulla repressione del brigantaggio in Calabria, negli anni cinquanta dell’Ottocento, da parte del Marchese Generale Nunziante.

Tra le misure eccezionali che il Marchese mise in atto ci furono l’arresto dei parenti dei briganti e la legge del taglione ovvero ricompense a coloro i quali consegnavano o denunciavano i malfattori.

Si possono dare diverse letture di questa dura lotta al brigantaggio da parte del governo borbonico. Noi riteniamo che rappresentasse il tentativo di imporre il monopolio della violenza e della legalità, propri di uno stato moderno.

Ci appare sommamente riduttivo – come fanno taluni – utilizzare questi eventi come prova che il brigantaggio fosse endemico nelle terre napolitane e che le sollevazioni post-unitarie derivassero da mali antichi, quando invece furono la conseguenza diretta delle modalità in cui avvenne la unificazione ed delle misure legislative adottate dalle luogotenenze prima e dallo stato italiano poi.

Da aggiungere, inoltre, che se si guarda ai numeri e alla composizione delle comitive nel periodo post-unitario ci troviamo di fronte a centinaia di unità tra cui vi sono non solo malfattori di professione ma contadini, pastori ed ex-soldati borbonici.  

Buona lettura e tornate a trovarci.

Zenone di Elea - luglio 2019


ANNO III Venerdì 25 Gennaio 1850 Num. 21

L’ARALDO

GIORNALE MILITARE SCIENTIFICO LETTERARIO
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NAPOLI 24 GENNAIO


Ci scrivono da Catanzaro in data del 13.

Mi fo pregio col presente foglio notiziarvi l'arrivo del sig. Marchese Generale Nunziante a Catanzaro. Pieni di gratitudine i catanzaresi verso questo virtuoso e valoroso uomo, e devota la nostra città al nome di lui, in sentendo il suo arrivo ?ecesi a grandi preparativi; e il di 12 corrente la popolazione a folla recavasi fuori abitato per incontrarlo, seguendo la deputazione. Egli così entrava al nostro paese in tale giorno, che era della natività del nostro amatissimo Sovrano, Dio guardi, verso le due e mezzo antimeridiane con corteggio di carrozze, preceduto da cavalleria e da un seguito di guardie civiche; ed oggetto veramente maraviglioso a vedere, egli era una moltitudine di contadini ed artigiani, con palme e rami di ulivi, che ad una voce facean gli saluto, Evviva il Generale, Evviva Nunziante; a qual grido di giubilo rispondeva tutta la popolazione spettatrice, tanto che ripetevasi dal l'eco delle nostre montagne. Da ove ei passava pei balconi e le finestre delle case, eranvi spiegati drappi e damaschi, donde gittavansi fiori e ghirlande, salutandolo con ripetuti evviva – Il signor Generale appena giunto si preparò per la solennità, e con le autorità, le quali da lui riunironsi per fargli ossequio, recossi nella Cattedrale, ove si udi messa, e poi passando nella Cappella regia dell'Immacolata ivi si cantò il Te Deum – Tutta la città era in festa: archi di mirti e lampioni vedevansi dapertutto nelle mura delle principali strade, che nella sera facevano grande illuminazione, e in ogni finestra di ciascun palagio vedevansi lumi. In fino a notte le botteghe tutte rimasero aperte, ove vedevasi il ritratto o l'immagine di S. M. il Re e la Regina.

E questa festa poi fu compita solennizzando il nome augusto di FERDINANDO, in casa del l'ottimo signor Intendente. Gloria dunque al nostro Generale, colui che dopo i fatti della rivoluzione del giugno 1848, tra noi entrava come paesano, e non come vincitore, usando tutta la prudenza, e distinguendosi con esempi non ordinari di virtù e di magnanimità. Lode sieno dovute sempre al nostro Eroe, come quegli che generosamente riscattò la nostra patria dal voracissino artiglio di tristissimi uomini, che turbarono la nostra pace, e che soverchiarono la nostra città, sempre devota e riconoscente verso il nostro ottimo Principe – E fiduciati su di lui, noi ci auguriamo ogni protezione, perché il nostro clementissimo Monarca si benignasse concederci quelle indulgenze che il Dio dell'apostolica religione consiglia ad un Sovrano virtuoso e saggio – VIVA IL RE!



ANNO III Sabato 26 Gennaio 1850 Num. 22
L’ARALDO
GIORNALE MILITARE SCIENTIFICO LETTERARIO

NAPOLI 25 GENNAIO

Ieri ne facemmo ad annunziare quale lusinghiero ricevimento si ebbe il benemerito nostro Maresciallo di Campo Marchese Nunziante dalle popolazioni Calabresi che vedevano in Esso, l'uomo eletto dal nostro amatissimo Sovrano per ridonare alle Calabrie quella tranquillità che masnade di malfattori, infestando le campagne, han loro ritolte. Oggi ne pervengono notizie officiali e con esse due editti dal prelodato Maresciallo pubblicati, uno a Reggio a riguardo dei latitanti ed imputati politici, e l'altro in Catanzaro per la distruzione del brigantaggio, sottoponendo per ora in istato di assedio il Distretto di Cotrone ed i Circondari di Cropani e Taverna, dovendo in seguito praticare altrettanto per la Calabria Citra. Siam lieti altresì render di ragion pubblica che l'effetto prodotto dagli enunciati editti è sta to vantaggiosissimo ed oltre alle dimostrazioni di gioia praticate da tutte le popolazioni (come ieri facemmo notare nella nostra privata corrispondenza) al passaggio del prelodato Maresciallo, dimostrazioni intese tutte ad esaltare la magnanimità del Principe che felicemente ci governa, quella Guardia Urbana ha voluto offrire al signor Generale Nunziante un segno della sua riconoscenza nella dedica qui appresso allogata prima degli editti che benanche pubblichiamo nella loro interezza.




A

FERDINANDO II.

RE DI NAPOLI E SICILIA

AUGUSTO PIO CLEMENTISSIMO

PER IMMEMORI E BENEFICI

MASSIME

PER LA SPEDIZIONE

DEL MARCHESE NUNZIANTE

PRIMO A SALVATORE

ED ORA A NUNZIO DI PACE

NELLE CALABRIE

RICONOSCENTE

LA CATACIA GUARDIA CITTADINA

OFFRE DEDICA CONSACRA

Ecco gli editti

NOI MARESCIALLO DI CAMPO MARCHESE D. FERDINANDO NUNZIANTE

Gentiluomo di camera di s. M. (B. G.) Cav. Gran Croce del Real Ordine di Francesco., Commendatore del Real Ordine di S. Ferdinando, del Real Ordine Militare di S. Giorgio della Riunione, e di quello di S. Wladimiro di Russia, Comandante la Divisione territoriale delle tre Calabrie e Basilicata.

Con animo di corrispondere alle paterne cure dell'Augusto nostro Sovrano (D. G.) che nell'onorarci del comando, territoriale delle Calabrie e Basilicata, a Noi affidava lo speciale incarico della distruzione del brigantaggio, fissava la particolare nostra attenzione in questa Provincia il Distretto di (Cotrone, ed i due Circondari di Cropani e Taverna del Distretto di Catanzaro, come quelli che soggetti all'escursioni di feroce malvivenza, massime nella presente stagione, rendono quivi quasi incerta la vita, abbandonata l'industria, negletta la pastorizia, e la proprietà esposta ad ogni sorta di danno.

Risoluti siccome siamo di provvedere efficacemente al ritorno della calma in quelle belle e fertili contrade, e riconoscendo il bisogno di ricorrere ad estremi partiti, avvalendoci delle facoltà a Noi conferite con ministeriale del 13 dicembre ultimo, ed affin di concentrare nell'Autorità militare tutti quei poteri che sono necessari per la distruzione del brigantaggio, ordiniamo quanto siegue.

Art. 1. Distrette di Cotrone ed i due Circondari di Cropani e Taverna del Distretto di Catanzaro, sono dichiarati in istato di assedio.

Art. 2. Verrà stabilito in questo Capo-luogo di Provincia un Consiglio di Guerra innanzi al quale saran tradotti ond'essere giudicati con rito subita neo gli scorridori di campagna che verranno assi curati dalla pubblica forza, i loro fautori, corrispondenti e spie, non esclusi coloro che per qualsiasi motivo recheranno al loro indirizzo i così detti biglietti di ricatto, e quelli ancora che nel riceverli non saranno solleciti ad avvertirne l'Autorità competente, enunciando tutte le circostanze analoghe.

Art. 3. Con lo scopo di spingere con migliore accerto ed unità di comando la persecuzione del brigantaggio nello enunciato Distretto e Circondari, verrà destinato un Uffiziale Superiore in Cotrone, il quale assumendo il comando delle forze miste distrettuali, terrà sotto i suoi ordini due comandanti Circondariali forniti di competente forza militare, dei quali uno risiederà in Savelli con in carico di tener netti da briganti e di garentire i Circondari di Savelli, Cirò e Strongoli, e l'altro in Policastro per quelli di S. Severina, Cotrone e Policastro istesso, rispondendo ciascun Comandante Circondariale degl'inconvenienti che per loro oscitanza potranno sperimentarsi nel perimetro del terreno che gli è stato affidato. Nei due Circondarii di Cropani e Taverna vi si destinerà con competente forza militare un Comandante Circondariale, il qua le risiederà in Cropani, dipendendo, direttamente dal Comandante le Armi nella Provincia, che rimane incaricato di fare strettamente eseguire le prescrizioni contenute nel presente Editto.

Art. 4. Verranno formate delle squadriglie fra quelle di Regio conto, le quali congiunte a degli individui della Guardia di Pubblica Sicurezza a piedi i più sperimentali, e comandate da energici, attivi e zelanti Uffiziali, si terranno in continua perlustrazione: accorrendo dove il bisogno lo richiederà, e serbando sempre la più stretta corrispondenza fra di loro, e con i rispettivi Comandanti Circondariali.

Art. 5. Le Guardie Urbane di ciascun Comune sotto la più stretta responsabilità dei loro Capi, eseguiranno giornalmente delle perlustrazioni nel proprio territorio, sostenendosi a vicenda in caso di bisogno, e prestandosi alacremente agli ordini che potran ricevere dai Comandanti Distrettuali, e Circondariali, e dalle Squadriglie di sopra enunciate.

Le giornaliere perlustrazioni delle Guardie Urbane nei rispettivi territori verranno strettamente sorvegliate dai Comandanti suddetti, che faranno immediato rapporto di ogni mancanza per gli analoghi provvedimenti di massimo rigore.

Art. 6. Affinché i proprietarii di terre ed animali abbiano inoltre, una garantia in loro stessi, e possano resistere alle domande di somministrazioni di viveri ed altro da parte del briganti, restano autorizzati a tenere un numero di guardiani armati proporzionato alla proprietà che verrà da loro custodita. Per le cure dei proprietarii suddetti che risponderanno della condotta dei loro guardiani si redigeranno pertanto i corrispondenti Stati, i quali sottoposti all'esame del Comandante Distrettuale e Sotto-Intendente del Distretto, tanto pel numero che per la qualità delle persone prescelte, verranno rimessi al Comandante le armi ed all'Intendente nella Provincia per la diffinitiva ammissione, dovendo quei guardiani far parte in ruolo distinto delle guardie Urbane dei rispettivi comuni.

Art. 7. I Guardiani rurali in caso di aggressione si soccorreranno a vicenda, e somministrando le opportune notizie alle forze di sopra descritte, si limitanno secoloro, ove occorra, nella persecuzione del brigantaggio.

Art. 8. Le presentazioni degli scorridori di campagna potranno effettuirsi innanzi ai Sindaci, Capi-Urbani e Giudici locali che ne redigeranno i corrispondenti verbali, e nello scopo di meglio favorirle, il Comandante distrettuale rimane autorizzato a rilasciare dei Salvo-condotti, di una durata non maggiore di due giorni. Gl'individui presentati si costituiranno in carcere, e sottoposti a giudizio ordinario, verranno da Noi particolarmente raccomandati alla Sovrana Clemenza. Le raccomandazioni a loro favore cresceranno a mille doppii se pria di presentarsi renderanno dei servizi contro il brigantaggio, ricevendo inoltre dei premii pecuniarii, se uccideranno dei briganti, e più ancora se Capi di comitiva armata.

Art. 9. Ove mai gli scorridori di campagna siano restii a presentarsi, si adotteranno contro i loro più prossimi parenti provvedimenti del più alto rigore, ond'è che eglino dovranno cooperarsi con tutta la loro influenza perché si decidano il più prontamente che sia possibile alla presentazione, solo scampo che loro rimane nelle presenti circo stanze.

Art. 10. Il signor Procurator generale del Re farà pervenirci al più presto un notamento dei principali Capi di Comitiva armata che scorrono la campagna, affinché reso di pubblica ragione si stabilisca da Noi il corrispondente taglione.

Art. 11. Siccome a tutti coloro che con fatti di personale bravura o con altri mezzi concorreranno efficacemente alla distruzione del brigantaggio, promettiamo da questo istante le più pronte e meritate ricompense, così poi saremo solleciti a provvocare contro di quelli che non corrisponderanno alle nostre mire i più esemplari e severi castighi.

Art. 12. Per le cure dell'Autorità amministrativa si stabilirà finalmente un servizio di corrieri a cavallo per la pronta trasmissione degli ordini, per far pervenire tostamente gli avvisi e le partecipazioni uffiziali, prescegliendosi gli uomini della Guardia Urbana dei rispettivi comuni, Siffattamente i Comandanti Circondariali comunicheranno con prontezza col Comandante Distrettuale, e quest'ultimo, nonché il Comandante Circondariale di Cro pani e Taverna col Comandante le Armi nella Provincia. Rimane poi a cura dei Comandanti Distrettuali e Circondariali di tenersi in corrispondenza con le forze stabilite nei limitrofi Distretti della Provincia di Calabria Citra, destinate da Noi allo scopo istesso della persecuzione del brigantaggio.

Catanzaro 14 gennaio 1850.

Il Maresciallo di Campo
MARCHESE NUNZIANTE.

NOI MARESCIALLO DI CAMPO MARCHESE D. FERDINANDO NUNZIANTE

Attesoché fra le facoltà conferiteci dal Re (N. S.) trovasi compresa quella di poter far classificare tutti coloro che per gli avvenimenti politici posteriori al 15 maggio sono in carcere o latitanti; ed attesoché questa misura è un ripetuto tratto del cuor generoso dell'eccelso Principe. Noi nel ricordarlo alle popolazioni, ordiniamo quanto siegue.

I. Destiniamo una Commissione composta dal sig. Intendente Presidente, dal Comandante delle Armi e dal Procurator Generale del Re presso la G. C. Criminale, la quale con gli elementi che ha in suo potere e con quelli che potrà raccogliere, classificherà tutti gl'imputati distinguendoli fra Capi, Complici principali, e gregarii.

II. Tutti coloro che trovansi latitanti, nel preciso termine di giorni quindici, a contare dalla pubblicazione del presente Nostro Editto, deggiono presentarsi alle Autorità locali, e rimarranno, tranquilli presso le proprie famiglie, attendendo quelle disposizioni che saranno emesse in seguito di essersi il lavoro di classifica ultimato, tanto per essi, quanto per quelli che trovansi in carcere. Le Autorità a cui i prevenuti si presenteranno deggiono immantinenti darne avviso al sig. Intendente ed al Procurator Generale, ed il primo ne darà a Noi conoscenza.

III. Chiunque non si presenterà dopo tali nostri ordini, si renderà immeritevole di qualsiasi tratto di Sovrana Clemenza, e Noi non ci stancheremo dallo spiegar contro di esso tutt'i mezzi di rigore che sono in nostro potere dopoché i Procurator Generali ce ne avran rimesso il notamento.

III. Per tutti coloro che trovansi di già condannati per fatti relativi agli avvenimenti stessi, o che in seguito di futuri giudizi riporteranno con danne, i Procuratori Generali ne redigeranno uno Stato nominativo indicando in esso le rispettive pene, e ce lo faranno pervenire per le analoghe provvidenze.

Il presente Editto sarà per le cure degl'Intendenti affisso in tutt'i Comuni.

Reggio 2 gennaio 1850.

MARCHESE NUNZIANTE.



ANNO III Venerdì 8 Febbraio 185 Num. 32
L’ARALDO
GIORNALE MILITARE SCIENTIFICO LETTERARIO

NAPOLI 7 FEBBRAIO

Un giornalista inglese introduce in un suo articolo su la condizione attuale degli stati d'Italia, e su quella in che erano miseramente nel 1848, quando l'anarchia ed il disordine ne minacciava la più gran parte, introduce, dicevamo, una similitudine, che potrebbe in un certo modo definire esattamente l'indole di coloro i quali trasmodarono siffattamente nelle loro stolte pretensioni in fatto di riforme e di franchigie che obbligarono in gran parte i Principi a ritirare quelle concessioni, di cui videro che i popoli non si erano mostrati degni.

Il giornale inglese parlando di queste specie d'italiani, dice che essi sono come quei fanciulli caparbi e capricciosi i quali dicono di voler la luna, e quando la madre o la nutrice per quietarli, fanno loro vedere il raggio che dalla ?inestra entra nella loro stanza e lascia in terra una bella striscia di luce, essi piangono ancora dicendo non volere il solo raggio, ma la luna che è in cielo. Così i signori italiani hanno fatto della libertà; si concedeva loro tutto quello che poteva ad essi accordarsi; nonsignore essi volevano l'impossibile.

Il giornale inglese, a dir vero, parla degli italiani in generale, e noi abbiamo segnata di altro carattere questa significazione generica non volendo adoprarla nello stesso senso in cui il giornale inglese l'adopera. Noi l'abbiamo così segnata, alludendo a tutta quella non piccola classe di gente per la quale il nome d'Italia era divenuto una specie di parola d'ordine che doveva spingere alla ribellione, intendiamo più chiaramente dire di quegli utopisti unitari pei quali essere italiano, più italiano, o italianissimo erano condizioni graduate per ottenere un posto nelle file dell'Italia una ed indivisibile, come la repubblica francese del 1793.

I lettori diranno che non era mestieri certa mente ricorrere alla frase, quantunque bella e speciosa del giornale inglese, per parlare del modo come gli abitanti dei vari stati d'Italia si sono mostrati degni delle concessioni, che credendoli già ad esse maturi, fecero ad essi i Principi; imperocchè già prima del giornale britanno aveva il gran pubblicista, ed il grande politico francese, Guizot, asserita e prognosticata la stessa cosa, quando aveva nella forza della sua chiaroveggenza, abbisognarsi di altri trent'anni perchè gl'italiani fossero maturi per le concessioni, che pretendevana. Guizot dovette dopo due anni che aveva dato questo saggio avviso, avvedersi che per quanto esagerato sembrasse il suo dire, egli non ne aveva abbastanza allontanato il termine, giacché i fatti hanno dimostrato ad evidenza che se non cangiano i costumi, e non spariscono gli utopisti, trent'anni sono un troppo scarso termine per gran parte dei popoli che abitano i vari stati italiani.



ANNO III Sabato 9 Febbraio 1850 Num. 33
L’ARALDO
GIORNALE MILITARE SCIENTIFICO LETTERARIO

NAPOLI 8 FEBBRAJO

Non ha guari nel n° 22 di questo giornale ne facevamo a manifestare quale lusinghiera e festosa accoglienza si aveva il Maresciallo di Campo Marchese Nunziante nello giungere a Catanzaro, e' rendevamo quindi di ragion pubblica gli atti emanati a Reggio e a Catanzaro stesso, intesi alla distruzione del brigantaggio che tanto orribilmente infesta le calabre province. Ora n'è grato poter aggiungere altro editto ed alcuni manifesti emanati in Cosenza, già posta in istato di assedio per viemmeglio tutelare i cittadini e riuscire nell'intento, in questi ultimi atti, non che ne primi chiaro si ravvisa con quanta fermezza e con quale energia il prelodato Maresciallo si spinge innanzi affin di raggiungere al suo scopo, quello, cioè, di onninamente distruggere il brigantaggio. Gli effetti del saggi provvedimenti e dell'operoso procedere dell'insigne Maresciallo non tardarono a manifestarsi, ché già un capo di quei banditi cadeva ucciso dal coltello del medesimi suoi compagni e alcuni di essi tosto presentavansi volontariamente al potere giudiziario. Ecco l'editto, cui fan seguito i manifesti.

NOI MARESCIALLO D CAMPO MARCHESE D. FERDINANDO NUNZIANTE 

Gentiluomo di Camera di S. M., D. G., Cav. Gran Croce del Real Ordine di Francesco, Commendatore del Real Ordine di S. Ferdinando, del Real Ordine Militare di S. Giorgio della Riunione, e di quello di S. Wladimiro di Russia, Comandante la Divisione territoriale delle tre Calabria e Basilicata.

Fermi nel proponimento di liberar queste contrade dal Brigantaggio che le infesta, e bramosi di riuscirvi con pronti ed energici mezzi, onde poi intendere efficacemente a toglier le cause di quel flagello che denigra la civiltà delle Calabrie, chiaro a noi si mostra il bisogno di sottoporre questa Provincia ad uno stato eccezionale, il quale senz'esser di peso e molestia ai buoni e pacifici abitanti, possa mirare unicamente alla distruzione del Brigantaggio. Decisi pertanto di raggiungere siffatto scopo pel quale le vie ordinarie non risposero finora esattamente al bisogno, facendo uso delle facoltà a noi accordate con Ministeriale del 13 dicembre ultimo, ordiniamo quanto siegue.

Art. 1. L' intera Provincia di Calabria Citra, a simiglianza di quanto si è praticato nel Distretto di Cotrone e Circondari di Cropani e Taverna della Provincia di Catanzaro, è dichiarata in istato di assedio.

Art. 2. Verrà stabilito in questo Capoluogo di Provincia un Consiglio di Guerra innanzi al quale saran tradotti, ond'essere giudicati con rito subitaneo gli scorridori di campagna che verranno assi curati dalla pubblica forza, i loro fautori, corrispondenti e spie, non esclusi coloro che per qual siasi motivo recheranno al loro indirizzo i così detti; biglietti di ricatto, quelli che nel riceverli non saranno solleciti avvertirne l'autorità competente, enunciando tutte le circostanze analoghe, e finalmente quelli ancora che somministreranno agli scorridori di Campagna viveri e ricetto.

Il Consiglio di Guerra nel pronunziar condanna a carico dei protettori dei briganti che sono assai più tristi dei briganti stessi, comeché vivono delle sventure altrui, e lontani dai disagi e dai cimenti della vita, non tralascerà di tener presente che costoro saranno obbligati al ristoro de'  danni cagionati.

Art. 3. Con lo scopo di spingere con migliore accerto ed unità di Comando, la presentazione del Brigantaggio in questa Provincia, verrà destinato in ciascun Distretto un Comandante Distrettuale,, il quale assumendo la direzione delle forze miste esistenti nel perimetro del suo comando, terrà sotto i suoi ordini due o più Comandanti Circondariali forniti di competente forza Militare, rispondendo ! ciascuno degl'inconvenienti che per sua oscitanza potranno sperimentarsi nel territorio alle sue cure affidato.

Lo specchio qui sotto descritto rileverà i comandi, Distrettuali e Circondariali di sopra enunciati. Comandanti Distrettuali dipenderanno tutti dal Co mandante le Armi nella Provincia, al quale dirigeranno i loro rapporti.

Art. 4. Verranno formate dieci Squadriglie ed anche più se il bisogno lo richiede prese fra quel le di Regio conto, le quali congiunte a delli individui della Guardia di Pubblica Sicurezza a piedi i più sperimentati, e comandate da energici, attivi, e zelanti uffiziali, o in mancanza da ottimi Sott'Uffiziali, si terranno in continua perlustrazione, accorrendo ove il bisogno lo richiederà, e serbando sempre la più stretta corrispondenza fra di loro, e con i rispettivi Comandanti Distrettuali e Circondariali. Le dette dieci Squadriglie verranno distribuite nei tre Distretti di Cosenza, Castrovillari e Rossano, destinandosene tre per ciascun Di stretto di Cosenza e Castrovillari, e quattro in quelle di Rossano.

Art. 5. Ciascun Comandante di Squadriglia terrà un esatto giornale delle operazioni da lui praticate, quale giornale verrà rimesso ogni quindici i giorni al rispettivo Comandante Distrettuale, e da costui al Comandante le Armi nella Provincia che curerà di farlo a noi pervenire. Le Squadriglie nonché le forze Militari stabilite in ogni Distretto potranno sortire, ove occorra, dal perimetro Circondariale e Distrettuale loro assegnato, dovendo nelle circostanze recarsi ove più urge il bisogno di loro presenza, prestandosi agl'inviti che ricever potran no dai Comandanti suddetti.

Art. 6. Le Guardie Urbane di ciascun Comune, a pena dei più severi castighi, e sotto la più stretta responsabilità dei loro capi, eseguiranno giornalmente delle perlustrazioni nel proprio territorio, sostenendosi a vicenda in caso di bisogno ed ubbidendo alacremente agli ordini che potran ricevere dai Comandanti Distrettuali e Circondariali e dalle Squadriglie. Le giornaliere perlustrazioni delle Guardie Urbane nei rispettivi territori verranno strettamente sorvegliate dai Comandanti succennati, che faranno immediato rapporto di ogni mancanza per gli analoghi provvedimenti di massimo rigore.

Art. 7. Affinché i proprietari di terre ed ani mali abbiano inoltre una garantia in loro stessi, e possano resistere alle domande di somministrazioni di viveri ed altro da parte dei Briganti, restano autorizzati a tenere un numero di guardiani armati proporzionato alla proprietà che verrà da loro custodita. Per le cure dei proprietari suddetti che risponderanno della condotta dei loro guardiani si redigeranno pertanto i corrispondenti notamenti, i quali sottoposti all'esame dei Comandanti Distrettuali, e Sotto-Intendenti dei Distretti, tanto pel numero che per la qualità delle persone pre scelte, avranno provvisorio vigore, e verranno rimessi al Comandante le Armi ed Intendente nella Provincia per la corrispondente approvazione, do vendo quei guardiani far parte in ruolo distinto delle Guardie Urbane dei rispettivi Comuni.

Art. 8 guardiani rurali in caso di aggressione si soccorreranno a vicenda, e somministrando le opportune notizie alle forze di sopra descritte, si uniranno seco loro, ove occorra, nella persecuzione della malvivenza.

Art. 9. Le presentazioni degli scorridori di campagna potranno effettuirsi innanzi ai Sindaci, Capi Urbani e Giudici locali che ne redigeranno i corrispondenti verbali, e nello scopo di meglio favorirle, i Comandanti Distrettuali restano autorizzati a rilasciare dei Salvo-Condotti, di una durata non maggiore di due giorni. Gl'individui presentati si costituiranno in carcere, e sottoposti a giudizio ordinario, verranno da noi particolarmente racco mandati alla Sovrana Clemenza. Le raccomandazioni a loro favore cresceranno a mille doppi i se pria di presentarsi renderanno dei servizi contro il Brigantaggio, ricevendo inoltre dei premi pecuniarii se uccideranno dei briganti, e più ancora se capi di comitiva armata.

Art. 10. Accordiamo inoltre a Comandanti Distrettuali e Circondariali la facoltà di concedere dei compensi pecuniarii a quegl'individui che sapranno loro indicare a tempo debito con verità e precisione le mosse ed i luoghi di ricovero dei briganti, e rapportandone a noi direttamente, non mancheremo, secondo le circostanze, di tenerli più largamente ricompensati.

Art. 11. Ove mai gli scorridori di campagna siano restii a presentarsi, si adotteranno contro i loro più prossimi parenti provvedimenti del più alto rigore, ond'è ch'egline dovranno cooperarsi con tutta la loro influenza perché si decidano il più prontamente che sia possibile alla presentazione, solo scampo che loro rimane nelle presenti circostanze.

Art. 12.l signor Procuratore Generale del Re farà pervenirci al più presto un notamento dei principali Capi di Comitiva armata che scorrono la campagna, affinché reso di pubblica ragione si stabilisca da noi il corrispondente taglione per chi li assicurerà alla giustizia.

Art. 13. Siccome a tutti coloro che con fatti di personale bravura o con altri mezzi concorreranno efficacemente alla distruzione del Brigantaggio, pro mettiamo da questo istante le più pronte e meri tate ricompense, così poi saremo solleciti a provvocare contro di quelli che non corrisponderanno alle nostre mire i più esemplari e severi castighi.

Art. 14. Per le cure dell'Autorità Amministrativa, mettendosi di accordo i Sott'Intendenti con i Comandanti dei Distretti, si stabilirà finalmente un servizio di corrieri a cavallo per la pronta trasmissione degli ordini, per far pervenire tostamente gli avvisi e le partecipazioni uffiziali, prescegliendosi gli uomini della Guardia Urbana dei rispettivi Comuni. Siffatta mente i Comandanti Circondariali comunicheranno con prontezza con quelli Distrettuali, e questi ultimi anche fra loro e col Comandante le Armi nella Provincia, che in caso di urgenza potrà disporre dell'imponente forza Militare che risiede in questo Capoluogo. Rimane poi a cura dei Comandanti Distrettuale e Circondariale di Cariati in Distretto di Rossano di tenersi in corrispondenza con le forze stabilite nel limitrofo Distretto di Cotrone, destinate da noi allo scopo istesso della persecuzione del Brigantaggio.

Cosenza li 24 gennaio 1850.

Il Maresciallo di Campo
MARCHESE NUNZIANTE.



COMANDI

Distrettuali di

COMANDI
Circond. di
CIRCONDARJ
assegn. a ciascun Comand. Circondariale
OSSERV

COSENZA

Acri

Acri

Bisignano

S. G: in Fiore

Spezz. Grande

Cosenza

Cerisano

Dipignano

Rogliano

Grimaldi

Scigliano

Aprigliano

Spez. Grande

e Celico

CASTROVILLARI

Sammarco

Sammarco

Cerzeto

Montalto e

Rende

Sebbene appartenenti al
Distretto di Cosenza

Lungro

Lungro

S. Sosti

Spez Albanese

Castrovillari

Morano e

Mormanno

ROSSANO

Cassano

Cassano

Cerchiara Amendolara ed

Oriolo

Sebbene appartenenti al
Distretto di Castrovillari

Longobucco

Longobucco

Corigliano e

S. Demetrio

Cariati

Campana

Cariati

Cropalati e

Rossano

PAOLA

Belvedere

Scalea

Verbicaro

Belvedere

Cetraro

Fiumefreddo

Fuscaldo

Paola

Fiumefreddo

Amantea ed

Ajello

__________________

MANIFESTO

In seguito dell'Editto da me pubblicato in Catanzaro li 14 corrente, col quale dichiarava in istato di assedio il Distretto di Cotrone ed i Circondari di Cropani e Taverna, appartenenti a quella Provincia con animo di distruggere il brigantaggio che infesta quelle contrade, il giorno 21 detto gli scorridori di campagna Pasquale Catizone, Domenico Folino, e Carmine Mazzola No?ito della comitiva di Vincolise e Magisano del Circondario di Taverna, si rendevano spontaneamente nelle mani della pubblica forza, presentando il teschio e le armi del nominato Rosario Durante capo di quella comitiva, che veniva da loro ucciso, come contrario alla determinazione di presentarsi.

Conseguente quindi alle promesse da me fatte con l'articolo 8. dell'enunciato Editto, ho disposto che il giudizio de'  presentati proceda con le forme ordinarie venendo raccomandati alla Sovrana Clemenza, che sia loro distribuita la somma di ducati cento per l'uccisione del capo brigante, e che si restituiscano prontamente in piena libertà i di loro parenti, imprigionati per misura di prevenzione, e per mio ordine.

Possa valere quest'esempio d'utile insegnamento!

Cosenza li 24 gennaio 1850.

Il Maresciallo di Campo
MARCHESE NUNZIANTE.

Giusta gli Editti da me pubblicati da Catanzaro e Cosenza li 14 e 24 del corrente mese, sono stati autorizzati i proprietari di terre ed animali a te nere un numero di Guardiani armati proporziona to alla proprietà da custodirsi.

Siffatta prescrizione rendesi obbligatoria però per i proprietari di Casini sulla Regia Sila, ove a ma grado delle nevi cadute, non è difficile che la malvivenza vi trovi ricetto.

È pertanto che i proprietari tutti di quei Casini, così di questa Provincia, che di quella di Calabria Ultra 2.º conformandosi alla suddetta prescrizione, faranno pervenire al più presto possibile una loro dichiarazione agl'ntendenti e Comandanti delle Armi rispettivi, con la quale dovranno accertarli che i loro Casini sono convenientemente custoditi, e sgombri affatto da malviventi, mentre verificandosi il contrario dalle forze che non mancherò di spedirvi, i proprietari suddetti, o chi gli avrà inganuati, verranno tradotti innanzi al Consiglio di Guerra subitaneo siccome a ricettatori di briganti. Coloro poi che preferiranno di abbandonare i Casini senza alcuna custodia, dovranno ritenere ch'io li farò immediatamente distruggere, affin di togliere alla malvivenza ogni mezzo di ricovero e salvezza, dovendo tutto cedere al bisogno di estirpare il brigantaggio, al quale scopo se a tutti è dovuto di concorrere, segnatamente poi a proprietari che furono e sono tuttavia il bersaglio di quel flagello distruggitore.

Cosenza li 26 gennaio 1850.

Il Maresciallo di Campo
MARCHESE NUNZIANTE.

MANIFESTO

In addizione al mio Manifesto di ieri relativo alla custodia dei Casini che trovansi sulla Sila, aggiungo col presente che a miglior garantia degli stessi, mi affretterò ad organizzare tre Squadriglie di Regio conto, le quali congiunte ad ottimi individui della Guardia di Pubblica Sicurezza, verranno da me destinate una nel Casino di Ceci del signor D. Luigi Cosentino in contrada detta Valle del Crocifisso, una altra nel Casino Spineto di D. Domenico Antonio Brutto nella Valle del Purgatorio, e l'ultima nel Casino S. Barbara del Barone Compagna nella Sila grande, oltre poi a Guardiani armati esistenti nel Casino Camigliati di pertinenza del signor Barone Barracco.

Dette Squadriglie perquireranno quei Casini ove han sospetto che possano ricovrarsi dei Briganti, e si presteranno sempre alle domande di soccorso che ricever potranno da parte dei Guardiani che custodiscono gli enunciati Casini siti sulla Regia Sila.

Rimarrà quindi a cura dei Comandanti delle Squadriglie di provvedere pel vitto, fuoco e per tutt'altro che potrà loro bisognare.

Cosenza li 27 gennaio 1850.

Il Maresciallo di Campo 

MARCHESE NUNZIANTE. 

MANIFESTO

In conformità dell'articolo 12 del mio Editto del 24 spirante, da me dettato con animo di liberar queste contrade dal brigantaggio che le infesta, fo noto al pubblico d'aver fissato per gli infrascritti Capi Briganti il taglione che per ciascuno di essi si addita, al quale avran pieno dritto coloro che li assicureranno alla giustizia, ed in qualsiasi modo.



CAPI BRIGANTI

PATRIA TAGLIONE

Domenico Falco

Rossano D. 500

Nicola Ronde

Pedace D. 400

Raffaele Amone

Trenta D. 300

Pietro Carravella

Lappano D. 200

Pietro Branca.

Fenici D. 100

Cosenza li 30 gennaio 1350.

Il Maresciallo di Campo

MARCHESE NUNZIANTE.



ANNO III Venerdì 15 febbraio 1850 Num. 38
L’ARALDO
GIORNALE MILITARE SCIENTIFICO LETTERARIO

NAPOLI 14 FEBBRAIO

Il dicemmo, oggi il ripetiamo: gli effetti dei saggi provvedimenti e dell'operoso procedere del l'insigne Maresciallo Marchese Nunziante riusciranno a liberare le Calabrie dal brigantaggio che le infesta, ed ora novella pruova ne diamo all'universale col qui riportare i nomi di coloro che per varie cagioni scemarono le file dei banditi. Noi vorremmo aggiungere altre istigazioni per rimuovere la parte inerte di quella popolazione e indurla ad offrire il suo concorso alla forza pubblica nella persecuzione del brigantaggio, qualora le incitanti parole del Capitano Cesare Corta da Capo dello Stato Maggiore presso il prelodato Maresciallo, non fossero più che efficaci allo scopo. Vogliamo augurarci che saranno bene intese mentre mirano alla tutela dei cittadini ed al mantenimento del l'ordine manomesso in quelle contrade per opera degli assassini.

l sottoposto quadro dinota al pubblico gli Scorridori di campagna presentati, arrestati ed uccisi dall'arrivo nelle Calabrie del signor Mare sciallo di Campo Marchese Nunziante, cioè dal 1. gennaio, corrente anno, a tutt'oggi.



NOME E COGNOME

PATRIA

DATA DELL’ARRESTO
 O PRES.
PRESENTATI ARRESTATI UCCISI
Prov. di Reggio

Girolamo Gullace alias Rosarnese

(Capo di Comitiva)

Casalnuovo

9 jenn.
1

Antonio Zuccaia

Moropati

23 idem. 1

Michele Chinamo

Idem.

idem. 1
Prov. di Catanzaro

Giuseppe Mazza

(Capo di Comitiva)

Sersale

20 idem. 1

Pasquale Giglioni

Idem.

idem. 1

Tommaso Taverna

Idem.

21 idem. 1

Salvatore Pace

Sellia

22 idem. 1

Antonio Mazza

Sersale

idem. 1

Rosario Durante

Vincolisi

idem. 1

Pasquale CatizzoD

Maggisano

idem. 1

Domenico Forino

Vincolisi

idem. 1

Carmine Nofilo

Idem.

idem. 1

Giacinto Cotonino

Sersale

23 idem. 1

Giuseppe Rocca

Carlopoli

idem. 1

Antonio Durame

Vincolisi

27 idem. 1

Giacinto Fera

Sersale

idem. 1

Antonio Giordano

Fossato

idem. 1

Raffaele Belsito


1
Prov. di Cosenza 11 idem.

Gabriele Sansone Calcedonio

S. Ippolito

Caloveto

15 idem. 1 1

Giuseppe Capasso

Idem.

idem. 1 1

Giovanni Buonofiglio

Pedace

idem. 1

Fortunato Venneri

Calovéto

idem. 1

Arcangelo Frascino (Capo di Comitiva)

Frascineto

26 idem. 1

Andrea Marini

Idem.

idem.

Francesco Tavolaro

S. Benedetto

Ullano

idem. 1

Nicodemo Migliano

Idem.

idem. 1

Rosario Sarro

Idem.

idem. 1

Achille Musacchio

Idem.

idem. 1

Gaetano de Luca

Idem.

idem. 1

Gaetano Bramuglia

Idem.

idem. 1

Giuseppe Donato

Idem.

idem. 1

Agostino Buonofiglio

Turzano

idem. 1

iMichelo Tosto

Piane

25 idem. 1

Raffaele Filice

Donnio

idem. 1

Rocco Slefanizzi

Figline

28 idem. 1

Domenico Coscarella alias Palumbo 

(Capo di Comitiva)

Turzano

29 idem. 1

Lorenzo Coscarella

Idem.

idem. 1

Filippo Coscarella

Idem.

idem. 1

Vincenzo Iapichino

Fognano

30 idem. 1

Giuseppe Pacello

Idem

idem. 1

Giuseppe Licciardone

Rovito

idem. 1

Raffaele Cortese alias Scialomino

Lnngro

4 feb. 1

Antonio

Caloveto

31 gen. 1

Domenico Paura (Capo di Comitiva)

S. Caterina

7 feb. 1

Sebastiano de Pietro

Fagnano

idem. 1

Vincenzo Jaconianni

Idem.

idem. 1

Costantino Fazio

Cerreto

idem. 1

Francesco Saverio Magro

Pietrafitta

31 gen. 1

Nicola Magnello

Rose

6 feb. 1

Giuseppe Cirillo

Idem.

idem. 1

Bruno Tarsiano

Pietrafitta

idem. 1

Michel. Argondizzo

(Capo di Comitiva)

Mongrassano

idem. 1

Nicola Rafaro

Lappano

8 idem. 1

Vincenzo Montalto

Luzzi

idem. 1

Salvatore Montalto

Idem.

idem. 1

Vincenzo Lupinace

Casole

idem. 1

Emidio Caloiero

Luzzi

idem. 1
Totale.



44 9 4

»»»

Ci duole intanto dover dire che molti ancora di quei tristi rimangono ad assicurarsi alla giustizia, sebbene l'efficace ed energico concorso delle Regie forze, e più ancora gli estremi esempi di giustizia e rigore che adottati verranno dal prelodato signor Maresciallo, ci fan certi oramai di veder purgate queste belle contrade dal brigantaggio che le in festa.

In mezzo a tanta energia d'azione da parte del Real Governo, sarà poi vero che queste numerose, forti ed armigere popolazioni rimarranno ancora in una colpevole inerzia? Vedrà dunque il Calabrese senz'arrossire che un branco d'uomini vili ed infami metta a ruba ed a sacco le sue sostanze, che devasti i suoi fertili campi, che sgozzi le sue agnella, che violi le sue donne, che priva di vita l'innocente? No certamente.

Accorrete quindi intorno al Real Governo che vi tutela e protegge, unite il vostro braccio a quello della pubblica forza, e così darete al mentova lo sig. Generale il lusinghiero vanto d'essere riuscito a procurarvi la tranquillità e la calma, e d'aver egli meritata la fiducia dell'Augusto Nostro Signore (Dio Guardi).

Cosenza 8 febbraio 1850.

Per ordine

Il Capitano Capo dello Stato Maggiore
CESARE CORTADA.

____________

Ci perviene da Reggio il seguente ordine emanato dall'ntendente, della prima Calabria Ulteriore che fa seguito all'editto del Sig. Mare sciallo Nunziante da noi pubblicato nel n'. 22.

Vedute le prescrizioni contenute nell'art. 2. nell'Editto del Maresciallo di Campo Marchese Nunziante dei 2 del corrente, e perché abbiano esse piena ed esatta esecuzione.

ORDINA

I. Che le Autorità locali a cui deggiono i latitanti presentarsi sono;

Per Reggio, il Commissario di Polizia;

Per Palme e Gerace i rispettivi Sottointendenti;

Per i Capiluoghi di Circondario i Giudici;

Per gli altri Comuni i Sindaci;

II. Che di tal presentazione deggia farsi analogo verbale;

III. Che in seguito, nessuno dei presentati possa uscire dal proprio Comune, senza mio speciale permesso;

IV. Che deggiono essi ogni giorno presentarsi alle Autori a locali summentovate, per contestare la loro presenza nel Comune;

V. Per coloro che non adempiranno, saranno prese le analoghe misure.

Reggio 4 gennaio 1850.

L'Intendente

AMILCARE CORRADO

– Annunziamo all'Esercito ed ai buoni cittadini di esser trapassato in Reggio il Capita no D. Felice Retez, militare di onore attaccatissimo al Re, e ligio al suo dovere in modo decoroso. Egli occupava il posto di Commessario del Re del Consiglio di Guerra di Guarnigione in quella Città.

– Il dì 28 gennaio ultimo una grossa ba lena trasportata dalle correnti, e morta forse per mancanza di pastura è stata buttata dal le onde sulla marina di Scilla. Essa appartiene, alla specie dei Capidogli Magranfoli.

La sua lunghezza intiera è di palmi 45, e la circonferenza di palmi 39.



ANNO III Sabato 16 Febbraio 1850 Num. 39
L’ARALDO
GIORNALE MILITARE SCIENTIFICO LETTERARIO

NAPOLI 15 FEBBRAIO

Nel nostro numero di ieri riproducemmo un quadro coi nomi di coloro che per varie ragioni scemarono le fila dei banditi nelle Calabrie. Ci si permetta oggi di aggiungere po che parole su tale argomento.

In più numeri dell'Araldo facemmo parola dell'importante missione affidata da SUA MAESTA' al benemerito Maresciallo di Campo Marchese Nunziante, di distruggere cioè il brigantaggio nelle Calabrie. Facemmo di pubblica ragione i suoi provvidi ed energici editti, emessi all'uopo, e l'accoglienza da lui avuta in quelle contra de.eri manifestammo i proficui risultamenti avuti dalla sua operosità mercé la quale siffatta infesta lebbre che minaccia quelle popolazioni sparirà addirittura.

In quanto al prode Maresciallo non sarebbe mestieri aggiungere parola; esse non accrescerebbero la sua gloria; i fatti assai più delle nostre parole la giustificano, e noi registrammo fatti, che serviranno poi d'elementi alla storia.

Aggiungerà, è vero, guiderdone al suo merito la riconoscenza di quelle stesse popolazioni che si veggono vicino ad essere liberate da quella orribile infastazione.

Ma perché questo fatto sia il più presto possibile compiuto, farebbe mestieri che quelle popolazioni non se ne stessero indolenti e neghittose nel pericolo, che secondassero anch'esse per loro parte, gli sforzi energici e coraggio si delle milizie che andarono ad affrontar rischi e disagi per liberarle; che infine mettessero un poco in pratica il provvido consiglio che comanda all'uomo di aiutarsi se vuol che sia aiutato.

Infin dei conti è pel loro bene, pel loro interesse, pel loro positivo vantaggio che la missione affidata al Marchese Nunziante si compie.

Non che sia indispensabile alle milizie l'aiuto dei cittadini per mandare a termine l'impresa; maggiori sforzi, maggiori disagi, più lungo spazio di tempo ne verrebbero altresì a capo; ma ove le popolazioni secondassero concordi l'azione militare, più rapidamente se ne vedrebbe il risultato, lo scopo sarebbe più agevolmente ottenuto.

E valuteranno l'importanza di tal collegamento di sforzi, quelle famiglie soprattutto che misera mente fatte segno della rapina di quelle turpi masnade erano poste nella crudele alternativa di fare straziare o perire qualche caro congiunto, o di doverlo a gran copia d'oro o di effetti riscattare, con quella odiosa e prepotente legge così detta del ricatto, vera legge di masnadieri; lo valuteranno quegli infelici su cui più crudele o più avida sfogossi la ferocia o la voracità dei fuorbanditi, coloro che hanno a piangere qualche vittima, o a ricordare qualche podere devastato; lo valuteranno quelli che rimpiangono il traffico interrotto, la sicurezza delle pubbliche vie fatta assai incerta, e fin quella del proprio domicilio non lasciata illesa dall'audacia degli assassiri, che or questo giorno or quello spingonsi fin dentro le private mura, cosicchè ogni tutela vien meno contro la forza brutale.

La riconoscenza delle calabre popolazioni dalle quali già ebbe qualche non dubbio segno il Distruttore del brigantaggio in quelle terre (1) si parrà ancora più quando cacciati di selva in selva, di burrone in burrone, il raro ed in sopportabile avanzo di quei ladroni, perseguitati come belve, saranno costretti a darsi in braccio alla giustizia che li aspetta, o a soccombere incontro al valore degli strenui loro persecutori. Sarà forza aggiungere altro per ridestare nei calabri petti l'usato ardimento, quando trattasi del pubblico e del privato vantaggio? Già le parole del Capitano Cortada dovettero risuonare con pre?itto al loro orecchio; e noi viviamo sicuri che d'oggi in poi, quelle popolazioni seconderanno più validamente le operazioni militari, e che il flagello odioso del brigantaggio sarà tra esse e per esse completamente distrutto.


– Il Cav. D. Gennaro Capece Galeota de'  Duchi di Regina, che per effetto di Sovrana de terminazione del 26 settembre 1848 trovasi accreditato provvisoriamente in qualità di Nostro Incaricato di Affari in Pietroburgo, è Inviato Straordinario e Ministro Plenipotenziario presso S. M. l'imperatore di tutte le Russie.

Egli godrà gli averi di ducati quattordicimila all'anno, a norma del vigente organico, de quali tremilaseicento come soldo, ed il resto come indennità di rappresentanza.

(1) Vedi Araldo n.° 22.



ANNO III Lunedì 25 Febbraio 1850 Num. 39
L’ARALDO
GIORNALE MILITARE SCIENTIFICO LETTERARIO

NAPOL 24 FEBBRAO

Le nostre ultime corrispondenze delle Calabrie ci danno la grata nuora che il brigantaggio che le infesta si va man mano distruggendo mercé i saggi provvedimenti del signor Maresciallo di Campo Marchese Nunziante di tale ardua missione dal nostro Governo onoralo, non che pel concorso della truppa di Linea, della Guardia di Pubblica Sicurezza, della Guardia Urbana e delle improvvisate Squadriglie; e quando l'impulso è dato con quell’energia e quella forza elle in simiglianti occorrenze richiedonsi, quando la volontà è ferma ed i mezzi secondarii operano di conserva e. con pari ardore, il successo non può non essere quello già prestabilito. Noi lo abbiam vedalo col fatto, i nostri lettori ne sono convinti e persuasi non solo dalla esposizione degli eventi fatta in queste pagine, ma altresì dalle loro particolari corrispondenze, le quali ripetono le parole stesse thè noi abbiamo scritte oggi ed altre volte. Piaccia a Dio che questa lebbre micidiale del brigantaggio sparisca in men che non lo speriamo, tutti sanno per pruova sperimentata di quali danni non è essa cagione, tutti han toccato con mano che la vita e la proprietà de cittadini non saranno sicure che sol quando gli scorridori $ campagna, perseguitati infestamente sopra tutt’i punti, scacciati dai loro covili come belve feroci, dovranno cedere alla forza e render conio alla società del male operato.

Dal manifesto che qui inseriamo ciascuno ravviserà come le promesse ricompense non furon tarde a premiare coloro che si distinsero; e dal quadro che lo segue si avrà un preciso ragguaglio del come vanno scemando le file dei briganti.

MANIFESTO

Il Signor Maresciallo di Campo Marchese NUNZIANTE, volendo rimunerare coloro che si sono distinti nella persecuzione del brigantaggio, riuniva ieri nel largo di S. Francesco di Paola le troppe tutte della Guarnigione in gran tenuta, la Guardia Urbana di Castiglione, non che le Squadriglie di Cosenza e S. Giovanni in Fiore, e dopo di aver fatto leggere con le debite formalità l’ordine del giorno qui sotto indicalo, insigniva di sua propria mano 41 bravo Capo di quella Guardia Urbana Antonio Margino della Medaglia di argento del Real Ordine Cavalleresco di Francesco., e conferiva il grado di 1. Sergente al 2. Sergente della Pubblica Sicurezza a piedi Gaetano Pinto.

ORDINE DEL COMANDO TERRITORIALE DELLE TRE CALABRE E BASILICATA

del 17 febbraio 1850.

La Guardia Urbana di Castiglione con l’armigera Squadriglia di S. Giovanni in Fiore che tiene a Capo il sig. Cavaliere D. Domenico Verardi rendeva il giorno 11 stante un bel servizio alla giustizia.

Guidate quelle. Forze riunite dati energico e zelante Uffiziale sig. Cavaliere Saracella della Pubblica Sicurezza penetravano dietro mio ordine ed a traverso infiniti ostacoli e disagi, fin dentro il cuore della Regia Sila coperta di copiosissime nevi, e quivi uccidevano due famigerati briganti, altri ne fugavano, dei quali alcuni, all’esempio di tanta fiera persecuzione si presentavano spontanei in mio potere.

In tal circostanza tutti della pubblica forza gareggiarono di zelo e coraggio. ma tra i più distinti van compresi il 2. Sergente della Pubblica Sicurezza Gaetano Piolo, il Capo della Guardia Urbana dì Castiglione Antonio Marsico ed il Capo Sezione della Squadriglia di S. Giovanni in Fiore Gaetano Jaquinto.

Conseguente alle promesse di compenso da me fatte a tutti coloro che con fatti di personale bravura si sarebbero distinti nella persecuzione del brigantaggio, lenendo presente gli utili servizi finora prestali da quel distinto Uffiziale. promuovo col presente Ordine il 2.° Sergente Gaetano Pinto al grado effettivo di 1.° Sergente, conferisco al bravo Antonio Morsico la Medaglia di Argento del Real Ordine Cavalleresco di Francesco I... e dispenso al Jaquinto di già insignito della Medaglia suddetta per precedenti fatti di dimostrata bravura, una proporzionata largizione peculiare, del pari che alla Squadriglia di cui fa parte.

Manifesto per ultimo il mio particolar gradimento a tutti gl’individui di quella pubblica Forza, e segnatamente alla brava Guardia Urbana di Castiglione che prestandosi volonterosa a servizi di tanta importanza, ha dritto alla considerazione del Real Governo, ed alla benemerenza del suo Paese.

Ciò valga d utile esempio alle altre Guardie Urbane della Provincia, affinché tutte, ciascuna per la sua parte. concorrano efficacemente ad abbattere quel flagello distruggitore.

Il Maresciallo di Campo
Firmato — MARCHESE NUNZIANTE.


Come seguito intanto del Manifesto pubblicato li 8 stante 7 col quale si dinotavano gli scorridori di campagna presentati, arrestati, ed uccisi dall’arrivo in queste Calabrie del prelodato Signor Maresciallo a quel giorno, si passano ora a conoscenza del pubblico i nomi degli altri assicurati alla giustizia a tutt'oggi.

NOM «COGNOM

PATRA

presentati arrestati uccisi
Provincia di Cosenza

All'epoca dell’8 febbraio erano i

44 9 4

Antonio Pandurso

Celico

1

Nicola Monaco alias Dottore (Capo di Comitiva)

Spezzano grande

1

Cesare Greco

Spezzano piccolo

1

Antonio Guarnieri

Celico

1

Alessio Tedesco

Spezzano piccolo

1

Salvatore Scarpello

S, Pietro in Guarani

1

Gaetano Vecchio

Lappano

1

Nicola Curdo

Rose

1

Ferdinando Frega

Firmo

1

Giuseppe Furci

Spezzano grande

1

Michelangelo Cozza

Spezzano piccolo

1

Gaetano Gozzo

idem

1

Santo Fuoco

Colosiini

1

Vincenzo Golosi mo

idem

1

Luigi Colosimo di Bruno

idem

1

Paolo Colosimo

idem

1

Ferdinando Mascaro

idem

1

Saverio Mascaro

idem

1

Vincenzo Dima

Acri

1

Giuseppe Vitale (Capo di Comitiva)

San-Morello

1

D. Pasquale Dramisino

Albitona

1

Nicola Palermo

Motta Rovito

1
Catanzaro

Rosario Capalbo

Savelli

1

Pietro Coniglio

Cotronei

1

Giuseppe Colosimo

Pelronà

1

Domenico Greco

idem

1

Cristofaro Parisi

Verzino

1

Raffaele Segreto

Caccuri

1

Giovanni Campana

Zinga

1

Giuseppe Rotondo

Savelli

1

Carmine Franzeca

sola

1

Pasquale Morelli

Casino

1

Antonio Cimino

Cervasi

1

Clemente Botta

Pallagorio

1
Reggio

Antonio Oaqui

Bova

1

Domenico Megna

Rosarno

1

Vincenzo Megna

idem

1

Girolamo Malferà

idem

1

Domenico Galatà

idem

1

Giovanni Bartolo

idem

1

Antonio Ferrara

idem

1

Antonino Sorete

idem

1

Carlo Capria

idem

1
Totale. 69 25 6

Cosenza 18 febbraio 1850

Per ordine

Il Capitano Capo dello Stato Maggiore

CESARE CORTADA

__________________

Il Morning Chronicle del 9 mentre si rallegra con lord Palmerston d’aver agito finora di concerto colla Francia, cerca di metterlo in guardia per non lasciarsi allucinare da questa dimestichezza. i cui fondamenti non furono mai così fragili. Ei pretende sapere da buona fonte che il Gabinetto dell'Eliseo voglia disotterrare certe tradizioni imperiali, che non tenderebbero che a distrurre l'equilibrio europeo stabilito dai trattati del 1815. Perciò l'oggetto reale della missione di M. de Persigny a Berlino sarebbe quello di proporre a questo governo un alleanza offensiva e difensiva colla Francia, cui egli renderebbe le provincie Renane, e garantirebbe l'unione del Belgio, mentre la Francia da parte sua presterebbe il suo appoggio alla dinastia di Honenzollern per assicurarle il possesso dell Annover, delta Sassonia, e dei piccoli Stati dell Ovest e del centro della Germania.

Per fantastico che possa sembrare a prima vista questo progetto, riveste per altro, aggiunge il foglio inglese, serio carattere se si riflette all’istabilità che regna in Europa, e alla facilità che avrebbe il Presidente, realizzando il caro sogno della nazion francese, di porre sul suo capo una corona imperiale in mezza alle acclamazioni del popolo intero.

A questo Articolo il Debats fa le seguenti osservazioni.

«Noi ignoriamo qual è il segreto delta missione del sig. Persigny a Berlino, se pur evvi del segreto, e se questa missione ha una grande importanza politica; ma quei che noi sappiamo bene si è che grazia a Dio, la mania delle conquiste e d’ingrandimento di territorio è cessata nel. nostro paese, e da molto tempo ne ha dato prova, che egli non appoggerebbe più alcun governo che vorrebbe spingerlo in questa perigliosa carriera, ove si perde il più spesso in vero onore quanto si può guadagnare in gloria militare.

Nei più deplorabili giorni del governo provvisorio, quando la politica della Francia sembrava caduta in mani pericolose, e le meno libere dalla pressione popolare, nessuno ha pensalo parlar di conquiste e di guerra straniera. È questo un fatto acquisito alta Storia.

Se la Francia continua,' per sua disgrazia, ad usare del dritto che ha ai fare delle rivoluzioni interne, bisogna ben riconoscere almeno che essa ha imparato a rispettare i dritti degli altrj, e non e ragionevole contestarglielo quando appunto è ricercata per arbitro in una differenza con una potenza estera.

— Con R. Decreto del 21 gennaio, ultimo Monsignor Giuseppe Miniscalchi è stato nominato a Socio Onorario della Sode là Economica di Principale Citeriore e D. Francescantonio Villani a Socio Ordinario della società medesima.


APPENDICE

Particolarizzazione della festa civile, celebrata nel Comune di Afvito in Provincia di Terra di Lavoro nel giorno 12 gennaio 1850. ricorrenza del faustissimo giorno natalizio del nostro Amatissimo Sovrano Ferdinando II. D. G.

La festa cominciò con Messa solenne, seguita dal canto dell’inno Ambrosiano col Pange lingua, e Tantum Ergo dei filarmonici di questo Comune, ordinati in grande orchestra dal Maestro di Cappella D. Giuseppe Santoro, invitato dal Sindaco Guardia di Onore D. Gioacchino Castrucci, che fece apparare una gran sala del Palazzo Comunale ed. ergervi apposito trono, dove spiccavano i Busti delle Auguste LL. MM.

Nella sera vi fii grande illuminazione nel porticato del detto palazzo. nell’atrio, scalinata, e galleria con simmetria disposta, e specialmente intorno al Real Trono. Quivi gli stessi filarmonici riuniti, trattennero 11 pubblico, composto di ogni celo di persone; mentre presenziavano il Giudice Regio, il Sindaco, gli Eletti, Capo e Sotto-Capo Urbano, i Decurioni ed i Guardia di Onore. Per maggiormente festeggiare questa serata e renderla dilettevole vi fu un’Accademia letteraria con analoghi componimenti di diversi Abitanti del Comune fra quali si distinse Arciprete D. Giacomo Castrucci lettore de Papiri Ercolanesi pel suo dotto, e ben sentito discorso di gratitudine a Sua Maestà nell'aprirsi l'Accademia, ed il signor Abate Parroco D. Andrea Barlolomucci per l’epilogo dell’Accademia istessa.

Replicate salve di mortaletti vi furono nella giornata ed interminabili luminarie a disegno nella sera, che abbellivano la Piazza e la Città ancora, dove frequenti Baldorie ravvivavano sempre più la gioia universale, talché i naturali uscivano dalle loro case tutte illuminate per prender parte alla pubblica esultanza, e per ripetere continuamente dapertutto Viva il Re, Viva Ferdinando II.

Il Regio Giudice D Raffaele De Filippis si distinse coi dare un pranzo a tutti detenuti nelle carceri circondariali assistendovi di persona; mentre il Sindaco D. Gioacchino Castrucci fece altrettanto a proprie speso nei sollevare gli infermi dell’Ospedale.

La religiosa carità degli abitanti del Comune con offerte gratuite contribuì a dar luogo al sorteggio di nna dote a prò di una delle più oneste povere donzelle del paese annotate dai parrochi; non che a vestire otto poveri ignudi, tra quali due proietti completamente vestiti allo spuntare del sole, ed a dare pane abbondante a lutti i poveri per due giorni bastante. (Com.



ANNO III Lunedì 11 Marzo 1850 Num. 58
L’ARALDO
GIORNALE MILITARE SCIENTIFICO LETTERARIO

NAPOLI 10 MARZO

Nel riportare qui appresso un manifesto del Maresciallo di Campo Marchese Nunziante il quale intende a tutta possa a compiere l'importante missione affidatagli dal Governo di distruggere il i brigantaggio nelle Calabre province, ritorniamo con maggior interesse sì a manifestar l'ammirazione e l'encomio al benemerito Duce, che alacremente si spinge a proseguir con successo l'opera anco con successo intrapresa, e sì ad unire le nostre incitazioni a quelle fatte in altri manifesti agli abitanti delle Calabrie perché anche da parte loro cooperassero per quanto è in essi a secondar le cure delle Autorità per liberare quelle contrade da così infesto flagello.

Sembrerebbe superfluo e strano aggiungere a ciò parole, quasiché avessero essi bisogno di commendatizie e di sprone per conseguire un positivo vantaggio. L'inerzia in questo caso diviene col pa, perché si fa nocevole agl'interessi della propria famiglia, del proprio paese, diviene, dire mo, quasi una complicità, perché rincora i mal fattori e non togliendo loro i mezzi di misfare, porta seco un accrescimento di audacia in que sti ultimi, e per conseguenza un accrescimento di delitti – Noi confidiamo che gli animosi abitanti delle Calabria non vorranno far dire che non sono bastati a far sì che il brigantaggio sparisca una volta dalle loro montagne e dalle loro selve e che abbia sempre lo straniero a rappresentare nei loro insultanti scritti, la calabra terra, come il teatro perenne di masnadieri e di banditi.

Godiamo intanto di dire che al momento in cui scriviamo ci vien annunziato che il numero dei malfattori presentati, arrestati, ed uccisi che nel manifesto è portato a 107, è giunto a 126.

Ci si annunzia ancora che il prelodato Maresciallo, con lo scopo di spinger meglio la persecuzione contro il brigantaggio, si è recato personalmente in Castrovillari, Cassano, Corigliano, ricevendo i dapertutto grandi e sincere dimostrazioni di riconoscenza, principalmente in Castrovillari, che mercé le misure adottate, in pochi giorni si è veduto libero dal famigerato brigante Frascino, che co suoi tristi compagni teneva desolato quelle belle contrade.

Non mancheremo, giusta il nostro proposito, dar nuovi ragguagli non appena ci perverranno.


MANIFESTO

Noi Maresciallo di Campo Marchese D. Ferdinando Nunziante, Gentiluomo di Camera di S. M. D. G., Cavaliere Gran Croce del Real Ordine di Francesco. ecc. ecc.

Visto che dalla pubblicazione del nostro Editto relativo alla distruzione del brigantaggio a tutt'oggi, non si sono arrestati, presentati ed uccisi che solo 107 Scorridori di Campagna, dei quali gli ultimi sette di seguito all'antecedente mio manifesto del 18 corrente mese.

Visto che moltissimi ancora ne rimangono riluttanti alla presentazione perché forse lusingati dall'idea che le misure di rigore da noi adotta te non sieno che passaggiere. Con lo scopo di trarli dall'inganno in cui so no, e di far loro comprendere nel tempo istesso tutt i mezzi in nostro siegue.

Art. 1. Tutti gli Scorridori di Campagna che dopo l'elasso di dieci giorni, a coniare dalla pubblicazione del presente Editto, non avranno effettuito nei modi legali la loro presentazione, sia che fossero arrestati ovver presentati, saranno indistintamente giudicati dal Consiglio di Guerra Subitaneo, il quale per i secondi terrà conto della sola presentazione, cessando essi di fruire del beneficio d'essere rimessi ai Tribunali ordinari e d'essere raccomandati alla Sovrana Clemenza.

Art. 2. Saranno esclusi da questa misura quel li soltanto che prima di presentarsi renderanno, dei servizi contro il brigantaggio uccidendo Briganti o capi Comitiva, rimanendo fermo quanto abbiamo promesso nell'articolo 9 del nostro E ditto del 24 dello scorso mese, siccome ne da remo una pruova a favore degli Scorridori di Campagna presentati Pasquale Catizzone, Domenico Fotino e Carmine Mazzola Nofito, della Comitiva di Vincolise che uccisero il loro Capo Rosario Durante, per far loro commutare dal RE (N. S.) dopo il giudizio, la pena cui anderanno incontro in un'altra ben lieve.

Art. 3. Signori Comandanti Distrettuali sono autorizzati a redigere dei notamenti per coloro che bramano far parte delle Squadriglie, purché dessi siano armigeri coraggiosi e di ottima condotta, onde nel avvicini della buona stagione, che i briganti credono loro propizia, possano da noi moltiplicarsi i mezzi di persecuzione.

Art. 4. Quei Comandanti rimangono inoltre autorizzati a prender nota di quegl'individui su i quali cadono fondati sospetti d'essere corrispondenti o spie dei malfattori, e dandone parte a noi, disporremo che siano tradotti in carcere facendo istruire delle processure, per quelli a di cui carico vi sono pruove evidenti, ond'essere inviate al Consiglio di Guerra Subitaneo.

Art. 5. Il Comandante Circondariale di Cassano dalle due Compagnie Cacciatori che gli dipendono, preleverà due distaccamenti i quali sa ranno piazzati uno in Corigliano che si terrà in corrispondenza con le Forze esistenti in Longobucco, Rossano, e Cassano istesso, e l'altro in Roccamperiale con piccolo posto intermedio in Francavilla, mettendosi in relazione col sig. Tenente Lopez della Guardia di Pubblica Sicurezza Comandante le Forze riunite in Policoro e paesi circostanti della Provincia di Basilicata, con lo scopo di tener netti da Briganti i boschi di Policoro e Pantano. L'Uffiziale destinato in Corigliano sarà Comandante di quel Circondario, e dipenderà direttamente dal Comandante Distrettuale di Rossano.

Art. 6. Comandanti Circondariali di Cassano e Corigliano terranno particolarmente di mira i conci di liquirizia, ove spesso soglion trovare asilo i Briganti, e vieteranno assolutamente che vi si tengono dei viveri in abbondanza, ma invece quella quantità che è strettamente necessaria per lo mantenimento di una giornata delle persone che vi sono impiegate. suddetti Comandanti mettendosi fra loro di accordo stabiliranno da quella parte due punti di passaggio sul fiume Crati durante il tempo che per la copiosità delle acque non è guadabile, ed in detti punti sola mente si permetterà nel corso del giorno l'uso dei carri pel transito della gente, prescrivendo che nella sera quei carri debbono rientrare nei rispettivi paesi.

Art. 7. Il Comandante Distrettuale di Cotrone prescriverà alla truppa fissata in S. Giovanni in Fiore di tenersi in corrispondenza colle Forze stabilite in Longobucco, e con quelle più numerose che si tengono nei così detti Casali del manco di Cosenza, affine di tener continuamente perlustrata la Regia Sila, nel che dovran concorrere i guardiani armati di quei Casini.

Art. 8. Il Comandante Circondariale di Sammarco, trasferendosi in Mongrassano prenderà alloggio con la sua Truppa presso i più comodi ed influenti abitanti di quel Comune, rimanendovi finché non sarà assicurata alla giustizia la Comitiva di Gennaro Emmanuele del Comune istesso, persuasi siccome noi siamo, che quando le Guardie Urbane ed i proprietari son decisi di non aver briganti nel proprio territorio, questi non possono reggervi al di là di otto giorni.

L'istessa misura verrà adottata per quei Comuni che offriranno il medesimo esempio.

Art. 9. Ogni danno finalmente che verrà cagionato dai briganti ai Proprietari e altro mi sfatto, oltre dal compromettere la responsabilità della pubblica Forza, comprometterà sempreppiù i congiunti dei briganti stessi, ed i loro aderenti.

Corigliano 24 febbraio 1850.

Di Maresciallo di Campo

MARCHESE NUNZIANTE


ANNO III Giovedì 14 Marzo 1850 Num. 59
L’ARALDO
GIORNALE MILITARE SCIENTIFICO LETTERARIO

NAPOLI 14 MARZO

Varii giornali italiani fanno a gara nel manifestare all'universale che molte città delle Calabrie sono state sottoposte al ferreo giogo dello stato di assedio, fingendo non conoscere ed astutamente tacendo le cagioni che indussero il Maresciallo Marchese Nunziante a far uso di tali mezzi per tutelare le proprietà dei cittadini minacciate dal brigantaggio e per togliere a questo i mezzi di propagarsi – Un simile procedere di quei giornali ci dimostra esser essi fautori dei briganti e non è tra gl'impossibili che in prosieguo ci regaleranno una di quelle solite corrispondenze in torno alla cattura e fucilazione, cui qualcuno di quegli infelici andò soggetto! 



ANNO III Mercoledì 20 Marzo 1850 Num. 65
L’ARALDO
GIORNALE MILITARE SCIENTIFICO LETTERARIO

Intorno al brigantaggio delle Calabrie ci giungono notizie consolanti. Dal sottoposto quadro ben chiaramente si desume che la cifra dei ravveduti si aumenta di giorno in giorno.

MANIFESTO

Per effetto delle misure adottate, e mercé l'efficace e pronta cooperazione della pubblica forza, dal giorno 18 dello scorso mese a tutt'oggi sono caduti in potere della giustizia altri 47 briganti, come osservasi dal sottoscritto quadro.

Nel novero di quei tristi trovansi compresi tre Capi di Comitiva armata e tra questi il famigerato Leopoldo Cava da Pedace, compagno del l'altro Nicola Rende, col quale il giorno 7 Settembre dello scorso anno evase dalle Carceri di Catanzaro.

Pronto sempre nel rimeritare della debita lode chi sa prestarsi efficacemente per la distruzione del brigantaggio, manifesto il mio particolar gradimento al signor Capitano D. Tommaso Bartolomucci della Guardia di Pubblica Sicurezza Co mandante Distrettuale in Castrovillari, non che ai signori D. Luigi Fusaro, e D. Nicol Antonio Chidichimo, il primo Agente di S. E. il Principe di Bisignano, e l'altro Capo Urbano del Comune di Albidona, alla cooperazione dei quali è principalmente dovuta la presentazione della comitiva del Cava. --e, Siam lodi altresì al signor Tenente D. Luigi Palumbo del 2° Reggimento di Linea Regina per l'animato conflitto da lui combattuto in territorio di Longobueco con la Comitiva di Antonio De Simone, nel quale conflitto rimase estinto uno dei briganti fugandone gli altri, senza che la pubblica forza avesse patito il benché minimo danno,. Sono pure meritevoli di elogio il signor D. Michele Prezi e Capitano D. Luigi Bassi del 2° Reggimento di Linea per gli svariati servizi da loro prestati nell'adempimento delle rispettive Commissioni, non che il signor Maggiore D. Gesualdo Martinez Ossorio Comandante Distrettuale in Cotrene, il Sotto-Intendente Cav. D. Antonio Pace, e il Regio Giudice Vitale ff da Istruttore in quel Distretto, e se queste mie brevi parole tendenti ad eccitare vienmaggiormente l'energia, lo zelo ed attività della pubblica forza, non fanno una particolar menzione di tanti altri che pur meritarono la mia piena soddisfazione, spero non tarderanno a presentarsi delle occasioni in cui mi sarà dato il piacere di nominarii. 



NOMI E COGNOMI

PATRIA presentati arrestati uccisi

All’epoca del 18 febb. 1850 erano 69 25 6
Prov. di Cosenza

Leopoldo Cava (Capo Comitiva)

Pedace 1

Daniele Vennero

idem 1

Vincenzo Ferrara

idem 1

Aless. Carravelia

Magli 1

Antoniontrieri

Lappano 1

Domenico Cava

Pedate 1

Tommaso Cava

idem 1

Frances. Morrone

idem 1

Raffaele Grande

idem 1

Gabriele Tricarico

Trenta 1

Bruno Rota

Pedace 1

Vincenzo Pugliese

S. Pietro in guarano 1

Antonio Urso

idem 1

Gaetano Bernardo

idem 1

Giuseppe Caruso

idem 1

Luigi Salerno

S. Vincenzo 1

Domenico Silves

Fagnano 1

Nicola Tallarico

Corigliano 1

Domenico Pezzi (Capo Comitiva ferito in seguito di conflitto)

Perito Pedace 1

Vincenzo Perillo

Mogli 1

Gennaro Longo

idem 1

Giovanni Pierri

Macchia 1

Vinc. Li Donnici (Capo Comitiva)

S. Martino 1

Pietro Branca

Trema
1

Vincenzo Mastica

Acri 1

Angelo M. Cucci

Spezzano Albanese 1

Antonio Santoro

San-Morello 1

Gabriele Ubriaco

Celiaca 1

Giovan. Umbriaco

idem 1

Clemente Durante

Casole 1

Alfonso Annone (dicesi che sia stato ucciso dal Capo Comitiva Raffaele Annone)

Trenta 1
Prov. di Catanzaro

Domenico Falbo alias Niuro

Cotronei
1

Giuseppe Greco

Savelli 1

Pietro Mancnso

idem 1

Domenico Grande

Sinora
non
si
è
ricevuta
la
notizia
della
loro
 patria.
1

Giuseppe Calighiti

1

Giovanni Pignieri

1

Giuseppe Campana

1

Gaspar. Spagnuolo

1

Vito Anania

1

Antonio Spagnuolo

1

Giuseppe Lepera

1

Pietro Pontieri

1

Antonio Rizzi

1

Frances. GnaRieri

1

Michele Tallarico

1

Pietro d’Augelo

1
Totale.
101 39 7

Cosenza li 10 marzo 1850.

 Il Maresciallo dì Campo
MARCHESE NUNZIANTE


Il Cav. D. Salvatore Murena, ed il Commendatore D. Pietro Vial, Maresciallo di Campo e Comandante territoriale di Terra di Lavoro e Molise, sono nominati Soci onorari della Società Economica di Terra di Lavoro.

– Secondo rapporti pervenuti al Real Ministero nel passato mese di febbraio percorsero, nelle diverse classi di waggons, la Regia strada ferrata da Napoli a Capua, ne’ vari luoghi delle loro mosse e fermate, ?u di 92,366.

Trasportaronsi inoltre cantaia 5862,45 di mercanzie, diversi animali bovini, cavallini, lanuti e porcini, i quali sommarono a 1027.



ANNO III Martedì 26 Marzo 1850 Num. 69
L’ARALDO
GIORNALE MILITARE SCIENTIFICO LETTERARIO

Fedeli alla nostre promesse ci affrettiamo a pubblicare il seguente manifesto del Maresciallo di Campo Marchese Nunziante relativo alla morte del famigerato capo brigante Nicola Rende. Sappiamo che il numero dei briganti presenta ti, arrestati ed uccisi a tutto il dì 14 marzo era di già asceso a 157; e che le disposizioni date dall'egregio Maresciallo son tali da promettere la totale loro distruzione.

MANIFESTO

Il famigerato Capo brigante Nicola Rende, colui che sparso avea la desolazione ed il terrore nelle due Provincie di Calabria Citra ed Ultra 2. e che catturato in Marzo dello scorso anno, fuggiva poi in settembre dalle Carceri di Catanzaro, ha già pagato con la sua morte il fio di tante sue scelleragini.

Scacciato da forze Militari ed Urbane dipendenti dal Capitano Leboffe del 2.° Reggimento di Linea e Tenente Tannoia della Pubblica Sicurezza, dal bosco di Pescaldo in Distretto di Cotrone, e diviso dai suoi compagni, che or sono sotto la persecuzione della pubblica forza, giungeva dopo lungo cammino trafelato e stanco, in Linzita territorio di Corigliano, ove chiedeva asilo per una notte in una pagliaia di quel fondo di pertinenza del signor Barone Compagna. Riconosciuto da quei Foresi, tentarono indarno d'indurlo a presentazione, e rispondendo invece con atto di minaccevole resistenza, restava morto da quelli sotto i colpi di parecchie archibugiate.
Gl'individui sottosegnati che cooperarono, chi più e chi meno, a rendere un si importante servizio alla giustizia, han di già ricevuto da me il corrispondente taglione in ducati quattrocento.

Un tal fatto che sarà d'immenso risultato, semprepiù mi conferma che i briganti non troverebbero viveri e ricetto, e sarebbero indubitatamente distrutti, quante volte i signori Proprietari tutti, a simiglianza di quanto lodevolmente ha praticato il signor Barone Compagna, inculcassero a loro Guardiani e Foresi di prestarsi con tutt'i mezzi in loro potere alla persecuzione della malvivenza


Filippo Ciancio

di Spezzano grande

Francesco Lettieri

idem

Filizzo Rizzo

idem

Simone Manfredi

idem

Francesco Scarpello

Lappano

Francesco Nicoletta

Pedace

Antonio Sururi

Celico

Ferdinando de Simone

Longobuco

Nicola Gerace

Corigliano

Cosenza 26 marzo 1850

Il Maresciallo di Campo

MARCHESE NUNZIANTE.


ANNO III Lunedì 15 Aprile 1850 Num. 84
L’ARALDO
GIORNALE MILITARE SCIENTIFICO LETTERARIO

NAPOLI 14 APRILE

Ci perviene la nostra corrispondenza dalle Calabrie e ne affrettiamo a render di ragion pubblica altro Manifesto del signor Maresciallo di Campo Marchese Nunziante, riserbandoci a domani inserire originalmente la sentenza pronunziata dal Consiglio di Guerra subitaneo, a carico del capo brigante Giuseppe Desimone e suoi infami consoci, non che altre notizie relative all'esecuzione della sentenza medesima.


MANIFESTO

Un bel servizio all'ordine pubblico rendevasi or non è guari dalla Truppa di linea non che dagli Urbani di Longobucco e di altri Comuni, catturano il famigerato Capo Comitiva Giuseppe De Simone soprannominato Ntò Niò, insieme a tre altri suoi compagni. --Conseguente alle mie promesse di compenso a favor di coloro che efficacemente si prestano alla persecuzione del brigantaggio, tributo i miei particolari elogi al sig. Ajutante Maggiore Piccolo del 2. Reggimento di Linea Comandante Distrettuale in Rossano per aver saputo ispirare alle Guardie Urbane e segnatamente a quella di Longobucco sentimenti di vero attaccamento all'ordine pubblico, ed al RE, N. S. Uguali lodi son dovute altresì ai sig. Capitano Rubertone e 1. Tenente Borrelli del l'enunciato Corpo, quando trovavasi in Circondario di Cariati, per l'energia e lo dimostrato nel tenere in continua perlustrazione le forze Militari ed Urbane di propria dipendenza, mentre al primo di essi, quasi principalmente dovuta la cattura di quella comitiva, ed al secondo quella del capo brigante Giuseppe Vitale.

Saran somministrati ducati quaranta al forese Saverio Campana Sbalzo, il quale fatto certo dell'esistenza dei briganti nel bosco di Gatarra fu sollecito ad avvertirne il Capo Sezione degli Urbani di Longobucco Beniamino Vulcano che trovavasi di perlustrazione in quelle vicinanze in unione ad otto individui del 2.º Reggimento di Linea.

Conferisco al detto Capo Sezione la medaglia di argento del Real ordine Cavalleresco di Francesco, perché a quell'annunzio, chiamate a se talune Guardie Urbane di Cropalati e Calovete, cingeva destra mente quel Bosco, addentrava nel più folto di esso in unione a pochi suoi compagni, ed al Soldato Antonio Giovanditto del 2.° di Linea (che gli altri rimanevano in agguato) e rinvenuta la pagliaia ove erano nascosti quei ladroni, impegnava dapprima un conflitto di fucilale, nel quale restava gravemente ferito il brigante Gaetano Vitale, e quindi assicura va alla giustizia quei malfattori, penetrando coraggiosamente fin dentro la stessa pagliaja.

Un tratto di tanta bravura meritando d'essere preso in particolare considerazione, mi spinge a raccomandare il detto Vulcano onde fargli ottenere il privilegio d'aprire un botteghino per lo spaccio di generi di privativa, ch'è da lui ambito da più tempo.

Sarà egualmente decorato della medaglia di argento dell'ordine suddetto il Soldato Antonio Giovanditto che più fortunato dei suoi compagni riceveva l'ordine di seguire quel Capo Sezione, e dispongo infine che sia distribuita per le cure del sig. Capitano Rubertone la somma di ducati sessanta agli altri che pur si distinsero in quel rincontro.

Un altro rilevantissimo servizio rendevasi per l'altro alla giustizia con la uccisione del sanguinario Capo malfattore Giuseppe Stefanizzi del Comune di Figline (Casale di Cosenza)ch'era di terrore nel suo paese ed altrove per gli atroci misfatti commessi, bruciando proprietà, e distruggendo famiglie intere, fra l'altre quella dei signori Marsico. Quell'infame ladrone cadeva estinto sotto ai colpi di un suo compagno a nome Rocco Manzi mediante le segrete pratiche di Luigi Adamo, Sotto Capo Urbano di quel Comune. Concedo pertanto a quest'ultimo la meda glia di argento dell'ordine per aver ben corrisposto alle mie prescrizioni, ed una generosa sovvenzione di danaro all'uccisore dello Stefanizzi Rocco Manzi, che si è spontaneamente presentato, rimanendo fuori Carcere finché la Gran Corte Criminale non sarà in via d'espletar la sua causa, onde poi sperimentare i tratti della Sovrana indulgenza.

Giova intanto far noto, che s'io premio il coraggio fortunato, non trascuro anche quello che viene speso in fatti d'armi di esito disgraziato, Avveniva or non è guari in Corigliano che taluni Urbani e Soldati del 3.° Battaglione Cacciatori, spinti da soverchio zelo ed ardore, assalivano una i Comitiva di sette Malfattori nel Bosco di Curtina, pria di ricevere i necessari rinforzi, e di prendere le debite precauzioni, di tal che alcuni Urbani in quello scontro vi perdettero miseramente la vita; ed altri vi restarono chi più e chi meno grave i mente feriti. Quelle forze eran comandate dal sig, Tenente Ferruggia del 3.° Battaglione Cacciatori, i e dall'Urbano sig. D. Giuseppe Morgia, e pertanto facendo i miei elogi al primo, ho già disposto che il secondo assuma il Comando di quella Guardia Urbana da lui ben meritato per dimostrata bravura, e per servizi anteriormente prestati. Distingue: vasi in tal fatto la Guardia Urbana del Comune di Terranova per essere prontamente accorsa nel luogo del conflitto, e lodi sian rese all'energico e zelante sig. D. Domenico Gruerio Capo di quella forza Urbana. Viceversa poi ho fatto tradurre innanzi di me il Capo Urbano del Comune di Vaccarizzo per non aver corrisposto con la dovuta sollecitudine all'adempimento dei propri doveri.

Concedo inoltre la medaglia d'argento dell'ordine di Francesco 1.° al Foriere Francesco de Bernardi del 3. Battaglione Cacciatori, ed al l'Urbano D. Luigi Caruso che furono dei primi a spingersi con i loro disgraziati compagni in quel folto bosco, ove i briganti avean preso le poste, e dando per ora una sovvenzione alle famiglie degli estinti, ho già supplicato la Sovrana Munificenza, onde sia loro assegnata una pensione mensile. Son degni pure di meritato e il sig. Cav. D. Domenico Solazzi, e Cav. D. Francesco Gaetani, i quali invocando la pietà dei Cittadini di Corigliano, e contribuendo generosamente del proprio, han già riunito una significante somma di danaro a sollievo di quelle sventurate famiglie. Al Solazzi è dovuta benanche la presentazione di parecchi malfattori, per lo che ha ben dritto alla riconoscenza della Provincia.

Questi esempi varranno, io spero, ad animare sempre più il coraggio ed attività della pubblica forza, e nel tempo istesso dan pruova a foresi che l'obbligo di prontamente rivelare l'apparizioni dei malfattori, viene da me generosamente ricompensato. Le medaglie suddette, e gli altri compensi, meno quelli appartenenti agl'individui del comune di Figline, verranno distribuiti dal sig. Aiutante Maggiore Piccolo, nel Capo luogo del Distretto, ed in presenza della Guarnigione e degli Urbani. Siegue il quadro dei briganti assicurati alla giustizia dal 10 corrente a tutt'oggi.

Cosenza 29 marzo 1850.


Il Maresciallo di Campo

MARCHESE NUNZIANTE.


QUADRO


NOMI E COGNOMI

PATRIA Presentati Arrestati Uccisi
All’epoca del 10 marzo 1850 erano 101
39 7
Provincia di Cosenza

Nicola Rende (Famoso Capo di Comitiva)

Serra Pedice 1

Biase Antonio

Civita 1

Barone Giuseppe (s’ignora il cognome)

di Sicilia
1

Antonio de Filippis

Scigliano 1

Giuseppe Porco

Magli 1

Vincenzo Guarassi

Celiare 1

Leonardo Umbriano

idem 1

Giuseppe Todisco

Pietrafita 1

Giuseppe Martino

idem 1

Gabriele Mozzillo

Torzano 1

Giuseppe De Simone alias Ntò Ntò 

(Famigerato Capo di Comitiva)

Longobucco 1

Pietro Scigliano Scollalo

idem 1

Pietro Michele Tropea

Celico 1

Gaetano Vitale (Ferito in seguito di conflitto)

Caloveto 1

Giorgio Paese

Spezz. grande 1

Pietro Maria Federico

Trenta 1

Zaffarle Rio Sciarrino

Lungro 1

Antonio Spadafora

S. Gio. in Fiore 1

Giuseppe Stefanizzi (Capo di Comitiva ucciso dall'altro Brigante Rocco Manzi, meritamente ricompenso)

Figline 1

Rocco Manzi

idem 1

Pierantonio Morano

Canna 1
Prov. di Catanzaro

Giuseppe Scannadinariii

Cotronei 1

112 47 10


ANNO III Martedì 16 Aprile 1850 Num. 85
L’ARALDO
GIORNALE MILITARE SCIENTIFICO LETTERARIO

NAPOLI 15 APRILE

Riportammo ieri un manifesto del Generale Marchese Nunziante per la quasi completa distruzione del brigantaggio nelle Calabrie; ecco il secondo nel quale è riportato la sentenza di quattro del principali malfattori, pronunziata da un Consiglio di guerra ed eseguita.

Dopo le molte catture fatte e le ultime disposizioni date dall'ottimo Maresciallo Nunziante, tutto fa credere essere al momento di veder questa piaga delle Calabrie presso al suo termine, a grandissimo vantaggio di quelle popolazioni, che alla pur fine ci giova crederlo si sono mosse alle tante incitazioni che le esortavano a non istarsene neghittose ed inerte spettatrici del danno che il brigantaggio loro arrecava.

Crediamo superfluo aggiungere parole encomiatrici al lodato Marchese Nunziante per quanto finora ha fatto; gli stupendi risultati da lui ot tenuti sono il più bello encomio che gli resta.

Come altresì nulla aggiungiamo a sprone di quelle popolazioni, perché sia data caccia ai resti della masnada, e sgombro da essa totalmente un paese cosi travagliato lung’anni da questo flagello.


ESTRATTO D SENTENZA

Ferdinando II per la grazia di Dio Re del Regno delle due Sicilie, di Gerusalemme ec., Duca di Parma. Piacenza. Castro, ec. ec., Gran Principe Ereditario di Toscana ec. ec. ec.

L'anno mille ottocento cinquanta, il giorno cinque del mese di aprile in Cosenza alle ore venti d'Italia.

Il Consiglio di Guerra. Subitaneo della Provincia di Calabria Citra.

Riunito nella Sala d'udienza del Palazzo di Giustizia alle ore otto antimeridiane in virtù dell'art. 2 dell'Editto emesso dal signor Maresciallo di Campo, Marchese Nunziante in data del 24 gennaio andante anno, e d'ordine del Comando delle Armi della Provincia istessa del 4 mese volgente N.° 27, dopo udito la messa dello Spirito Santo.

Pronunziando sul conto dei detenuti: 1. Giuseppe De Simone alias Ntò Ntò, di Antonio, di anni 21, forese, di Longobucco, Capo Banda.

2. Pietro Scigliano alias Suttato, del fu Tommaso, di anni 19; bovaro, di Longobucco.

3. Pietro Michele Tropea, di Francesco, di anni 23, contadino di Celico.

4. Gaetano Vitale, di padre incerto, di anni 26, bovaro, di Caloveto.


Accusati corrispettivamente

1. D'incesso per la campagna in comitiva armata dal mese di agosto 1848 ?in a 18 marzo 1850, epoca del loro arresto, commettendo misfatti, delitti ed altri eccessi.

2. Di moltiplici furti con pubblica violenza in persona ed in pregiudizio di diversi, e con richieste scritte.

3. Di moltiplici sequestri a causa di furti, e con furti accompagnati dalla violenza pubblica in per sona di diversi, tra quali quello de germani D. Felice e D. Francesco Via di Celico, col riscatto di circa ducati 2000, derivandone la morte di Luigi Porgitore pria di 40 giorni ferito nell'aggressione, quello di D. Filippo Catalani domiciliato in S. Nicola dell'Alto, col riscatto di circa ducati 1300, quello di Pasquale Zicarelli di Cerisano, cui venne reciso un orecchio dal De Simone ed altri.

4. D'incendii di due Casini in pregiudizio l'uno di proprietà di D. Scipione Giudicessa di Spezzano Grande, cagionando il danno di ducati 1746 circa, l'altro di D. Domenico Fiorito di Longobucco col danne di ducati 200 circa.

5. Di mancati omicidi per causa di furti in persone di altri.

6. Di attacco e resistenza alla Forza pubblica, con pubblica violenza, e con omicidio premeditato in persona di Giuseppe Ciro di Cropalati componente la Forza della Guardia Urbana, e per un tal riflesso reciso gli venne il capo dall'orda malfattrice.

7. Di altro omicidio volontario accompagnato dalla violenza pubblica in persona di Giuseppe Lauro di Celico.

8. Di omicidi premeditati con la più inaudita ferocia nelle persone di Michele Palmieri di Celico, con sevizie perfide sul cadavere, sfregiandolo, insultandolo, e rimaner facendolo insepolto per più giorni.

De' coniugi Serafino Santoro e Teresa Vulcano di Longobucco perché sottratta avevano una di loro figliuola alle prave scellerate voglie del De Simone che attentava al pudore della stessa.

Di Basilio Campana di Longobucco fatto barbaramente uccidere da suoi socii per privata vendetta.

9. Di aggressione con involamento di documenti, uffiziale corrispondenza, per mezzo di rottura, e svaligiamento di un pedone postale.

10. Altra aggressione violenta accompagnata dalla violenza pubblica in pregiudizio di Carmela Aura di Longobucco.

11. Di attacco e resistenza alla forza pubblica in conflitto in cui vennero arrestati con le armi alla mano, oltre di nove altri rilevanti misfatti, giunti gli atti al Consiglio nel momento della seduta.

Sulle quistioni proposte dal Presidente


IL CONSIGLIO DI GUERRA

Considerando, che il solo elemento dell'arresto de’ medesimi in atto di resistenza ed attacco alla forza pubblica è una pruova la più convincente di avere essi scorso la campagna in comitiva armata. – Che eglino medesimi hanno candidamente confessata la scorreria ne' di loro interrogatorii. – Che la voluminosa processura offre d'altronde le più incontra stabili e luminose pruove.

A voti unanimi

Ed uniformemente alla dimanda del Pubblico Ministero Relatore.

HA DICHIARATO

Consta che i quattro accusati di sopra siansi resi colpevoli d'incesso in Comitiva armata per la campagna commettendo misfatti, delitti ed altri eccessi, tra quali quelli enunciati nell'atto di accusa al n.° di 19, oltre a 9 altri rilevanti, giunti gli atti nel momento della seduta.

Sulla quistione di dritto


IL CONSIGLIO D GUERRA

Visti gli articoli 4. del Real Decreto del 30 ago sto 1821, 1. Decreto del 18 agosto 1845, 369 statuto Penale Militare, 296 leggi di Procedura penale,) e 20 Comma 1. leggi penali, applicati in virtù del l'art. 2. dell'Editto del 24 gennaio ultimo emesso dal prelodato signor Maresciallo di Campo Marchese Nunziante. Facendo dritto alla requisitoria del Pubblico Ministero Relatore.

Alla unanimità istessa

Ha condannato e condanna

quattro accusati – Giuseppe De Simone, Pietro Scigliano, Gaetano Vitale, e Michele Tropea alla pena di morte da eseguirsi per via di fucilazione, dopo il periodo di ore 19 di cappella, ed alle spese del giudizio, a cura e diligenza del Capitano Relatore. Ordina infine la stampa di n.° 200 estratti della presente Sentenza per renderla di ragione pubblica.

Fatto, giudicato e pubblicato, oggi, giorno, mese ed anno come sopra alle ore venti d'Italia.

Firmati


D. Pietro Bartolomasi Maggiore Presidente.
D. Stefano Neri Capitano del 2. di Linea.
D. Eugenio Lo Cascio Capitano di Artiglieria.
D. Beniamino Del Giudice 1. Tenente del 2. di Linea.
D. Antonio Cerniglia idem. Idem.
D. Francesco Vaiscardi 2. Tenente idem.
D. Nicola Viserta idem. idem.
D. Bernardo Polidoro Alfiere idem.
Raffaele D'Alessandro Caporale Cancelliere.

Giudici

VISTO

Il capitano Commessario del Re Relatore

BENEDETTO DE CONTI CHELI.

Certifico io qui sottoscritto Cancelliere come la presente Sentenza dopo il periodo di ore 19 di cap pella, pei contorti della Religione, ha avuto il suo pieno adempimento oggi infrascritto giorno alle ore 10 a. m., e che i quattro condannati di sopra son rimasti estinti sotto la scarica di fucileria di un di staccamento del 2. Reggimento di Linea incaricato della esecuzione.

Cosenza li 6 aprile 1850.

Il Caporale Cancelliere

RAFFAELE D'ALESSANDRO.

VISTO

Il Capitano Commessario del Re 

Relatore

BENEDETTO DE CONTI CHELI.

MANIFESTO

Il Consiglio di Guerra Subitaneo da me stabilito in questa Provincia per giudicare i briganti, non che i loro fautori, corrispondenti e spie, con la sentenza pronunziata il giorno 5 del corrente mese a carico della Comitiva di Giuseppe De Simone soprannominato Ntò Ntò, ha dimostrato qual fine spetta a quei Malfattori che riluttanti alla presentazione, vengono assicurati dalla pubblica forza – Per essi non vi ha altra pena che la morte, quando che per gli altri, godenti del beneficio della presentazione che seco porta uno scenamento di pena, andrà sempre escluso quel giudizio finale – Coloro quindi che tanto perversi quanto nemici di loro stessi, non corrono spontanei e solleciti a C0stituirsi in potere della giustizia, dimostrano chiara e decisa la volontà di voler perdurare nella via delle colpe e dei misfatti, ed io costretto a rad doppiar di rigore, siccome promisi, col fermo proponimento di corrispondere alle sagge e paterne vedute dell'Augusto Nostro Sovrano (D. G.) che vuole veder libere da brigantaggio queste contra de, stabilirò per ciascuno di essi un corrispondente taglione, e quindi abbandonati alla persecuzione della pubblica forza, incontreranno dovunque la distruzione e la morte.

Pria però di ricorrere a siffatto estremo partito, giustizia vuole ch'io renda di pubblica ragione col sottoposto quadro gli scorridori di campagna che debbonsi tuttavia assicurare alla giustizia, po tendo stare che fra coloro che van compresi nel notamento trasmessomi dalla Procura Generale del Re, vi siano di quelli che per la natura dei reati commessi, o perché al presente non iscorrono la Campagna, credono in buona fede di non appartenere a quella classe di malfattori, e trascurano di presentarsi. -Volendo pertanto che a tutti sia nota quella mia decisione, e che a quei tristi sia dato il tempo di attenersi al loro migliore Partito, rimane stabilito quanto siegue:

Art. 1.° ed unico

Gli scorridori di campagna, veruno eccettuato, che nel termine di giorni venti, a contare dalla pubblicazione del presente manifesto, non effettui ranno nei modi legali la loro presentazione, sa ranno tutti colpiti dalla legge del taglione, e co me tali potranno essere da chiunque assicurati al la giustizia, ed in qualsiasi modo.

Rimane a cura dei signori Regii Giudici, Sin possibile a questa mia prescrizione.

Cosenza 6 aprile 1850 –

Il Maresciallo di Campo

MARCHESE NUNZIANTE

Notamento degli Scorridori di Campagna che restano tuttavia ad assicurarsi alla giustizia.



NOMI E COGNOMI

PATRIA
Provincia di Cosenza

Raffaele Amone (Capo di Comitiva col taglione di D. 300, che verrà accresciuto)

Trenta

Filippo Curci

idem

Fortunato Federico

idem

Pietro Michele Rogato

idem

Savario Trozaoto

idem

Domenico Furaca

idem

Pietro Carra ve ita (Capo di Comitiva col taglione di D. 200, che verrà accresciuto)

Lappano

Francesco Carravetta

idem

Luigi di Biase

idem

Pietro Laudonia

idem

Giovanili Scarpello

idem

Giovanni Linieri

idem

Pietro Michele Pisani

Pedace

Raffaele Cava

idem

Antonio Curcio Carrozzino

idem

Pasquale Salatino

idem

Tommaso Piraiuo

Serra Pedace

Santo Gallo

Rovito

Raffaele Mazzei

Rovito o Motta

Pietro Grima di

idem

Giuseppe Corchiola

Rovito Flavetto

Giuseppe Magarò

Spezzano grande

Andrea Greco

Spezzano Piccato

Luigi Cozza

idem

Giuseppe Scarcella

idem

Gabriele Pollilo

idem

Pietro Branca (Capo di Comitiva col taglione di D. 100, che verrà accresciuto)

Feruci

Rosario Turano

S. Pietro in Guardia

Nicola Spagnuolo

Torzano

Ferdinando Barberio

idem

D. Alessandro Greco

Montato

Gennaro Emmanuele (Capo di Comitiva col taglione di D. 200, che verrà accresciuto)

Mongrassano

Francesco Lavalle

idem

Giuseppe Pena

idem

Giovanni Sarro

S. Giacomo

Francesco Saverio Stamile

idem

D. Domenico Falco (Capo di Comitiva col taglione di D. 500, che verrà accresciuto)

Rossano

Pasquale Aurea Anania

Longobucco

Giuseppe Vacca

Morano

Raffaele Rio Risutto

Lungro

Lorenzo Cerchiara

S. Lorenzo Belizzi
Prov. di Catanzaro

Luigi Caligiuri

Soveria

Prov. di Basilicata

Francesco Armando

Moliterno

NOTA – Ove mai ve ne fossero degli altri, i signori Regi Giudici, Sindaci; e Capi Urbani farau subito pervenire le opportune notizie.




ANNO III Venerdì 19 Aprile 1850. Num. 88
L’ARALDO
GIORNALE MILITARE SCIENTIFICO LETTERARIO


NAPOLI 18 APRILE

Le nostre previsioni non erano mal fondate in torno alla distruzione del brigantaggio nelle Calabrie, i fatti certificano chiaramente quanto le parole non potrebbero forse rappresentare. Il seguente Manifesto dell'insigne Maresciallo Nunziante che fa seguito a quelli da noi dati lunedì e martedì scorso ne numeri 84 e 85, ne annunzia altro conflitto ed altra cattura. Pare dunque prossimo lo scioglimento di questo dramma, dal perché a pochi superstiti briganti non resta che il dilemma della presentazione spontanea o la in cessante persecuzione.


MANIFESTO

Un tal Francesco Armando di Moliterno Provincia di Basilicata che scorre da più tempo la Campagna commettendo misfatti di ogni sorta in unione al nominato Carmine Castriota di Cassa no, rifugiava or non è guari nel bosco di Caprarico in territorio di Dursi e prossimità di Policoro, credendo di eludere così la vigilanza della pubblica forza. Avvertiti gli Uffiziali D. Michele Giannone, e D. Francesco Lopez della Guardia di Pubblica Sicurezza, da me stabiliti in quelle vicinanze, dell'esistenza di quei due ladroni nel l'enunciato bosco, vi penetravano nel mattino del giorno 30 dello scorso mese con delle forze Militari ed Urbane, e dietro animato conflitto in mezzo al quale riusciva all'Armando di fuggire protetto dalla inaccessibilità di quei luoghi, cadeva ferito nelle mani della pubblica forza il di lui compagno Carmine Castriota – In tal fatto in cui rimaneva gravemente ferito il forese Vito Manco che serviva di guida alla pubblica forza, distinguevansi gli enunciati due Uffiziali, non che le Guardie Urbane dei Comuni di Montalbano, Bernalda, e Pisticci, le quali emulando nell'attività e zelo quelle di questa Provincia, non tarderanno, io ne son certo, ad assicurare nei lacci della giustizia il superstite Armando.

Son meritevoli di elogio i signori D. Gennaro Federici, D. Nicola Rogges, D. Giovanni Ferri, D. Nicola Latronico, ed il Guarda Boschi D. Audrea Mazzei che guidavano quelle forze Urbane, non che il Sergente Torchia, Donnarumma e Racioppi, con le Guardie Zito, Lattuchella ed Angarola della Pubblica Sicurezza, che affrontarono con coraggio quei ribaldi.

Altro avvenimento, e ben più rimarchevole, succedeva nei primordi di questo mese in Di stretto di Cotrone.

Il sanguinario Francesco Reda di Motta Rovi to, altra volta Capo di Comitiva, separavasi da quella di Raffaele Arnone, e riducevasi ramingo e solo in contrada di Lupia tenimento di Caccnri – Quivi trovava ricovero a guisa di belva sotto aspri macigni coperti di fortissimi roveti, quando scoperto ed assalito da un Guardiano del sig. Barone Barracco a nome Saverio Aiello di S. Pietro in Guarano, cadeva gravemente ferito in potere dell'assalitore, il quale spingendosi arditamente innanzi e solo, bravava la disperata resistenza oppostagli dal malfattore.

Un tratto di tanto coraggio è stato da me ricompensato con una somma di denaro, e sono ben persuaso che il mio esempio verrà lenanche seguito da quello dei più ricchi proprietari di quel Distretto – Adempio intanto al dovere di manifestare il mio particolar gradimento al sig. Barone Birracco per l'interesse da lui mostrato nell'ispirare alle persone di suo servizio il sentimento della detestazione per lo brigantaggio, e più ancora l'obbligo di perseguitarlo – Colgo benanche quest'occasione per far le debite lodi al sig. Cav. D. Pietro Giudicessa di Spezzano Grande, non che al sig. D. Michele Marra di tappano, i quali si mostrano adesso efficaci cooperatori in promuovere la presentazione di quei malfattori.

Gli enunciati fatti dimostrano all'evidenza non esservi sito che di continuo non sia perlustrato dalla pubblica forza, non ricovero che possa rimanere occulto all'attento e vigile sguardo dei foresi – Menomate in gran parte o distrutte le Comitive, a superstiti quaranta briganti non rimane oggi che il partito della presentazione, o di annidare come a lupi nei boschi, ben lontano com io sono dal credere che vi siano dei Calabresi cotanto tristi ed infami che ardiscano di accoglierli nel proprio letto – Qual mai ostacolo dunque potrà opporsi alla completa distruzione di genia, se all'attività e zelo delle pubbliche forze si unisca il forte braccio dei foresi, ed il potente appoggio dei proprietari? Resterete ancora con la taccia d'aver per ignavia e debolezza meritato il giogo indegno di quei ladroni? Indugierete a schiacciare la testa di quell'idra che più fiera potrebbe insorgere a vostro danno? Nol credo – Accorrete dunque solleciti e forti, mostratevi degni di vostra rinomanza, e fate che questa terra, ricca dei più bei doni della natura, possa godere anche quello più grande ed stimato della pace e tranquillità.

Siegue il quadro dei briganti assicurati alla giustizia dal 29 dello scorso mese a tutt'oggi.

Cosenza 9 Aprile 1850.

Il Maresciallo di Campo

MARCHESE NUNZIANTE


QUADRO

NOMI E COGNOMI PATRIA Presentati Arrestati Uccisi
All’epoca del 29 marzo 1850 erano 112 47 10
Provincia di Cosenza

Francesco Spina Boccadoro 

(Compagno indivisibile del fuorbandito Falco)

Longobucco 1

Leopoldo Rota

Spezz. piccolo 1

Giovanni Imbrogno

Lappano 1

Francesco Stefanizzi

Figline 1

Giacinto Sapia Lobrutto

Longobucco 1

Raffaele Fera

Cellara 1

Francesco Reda (Sanguinario brigante, una volta Capo Comitiva — Ferito in conflitto)

Motta Rovito 1

Antonio Martino

Pietrafitta 1

Gabriele Cipparrone

idem 1

Francesco Noce (Morto in provincia di Reggo)

idem 1

Carniine Castriota (n comitiva con Armando di Moliterno)

Cassano 1

Luigi de Biase (Ferito in conflitto in Basilicata nel bosco di Caprarico)

Lappano 1
121 49 11

N. B. L'ultimo deve togliersi dallo stato degli scorridori che restano tuttavia ad assicurarsi alla giustizia, pubblicato col manifesto del giorno sei corrente.


ANNO III Martedì 23 Aprile 1850. Num. 91
L’ARALDO
GIORNALE MILITARE SCIENTIFICO LETTERARIO

NAPOLI 23 APRILE

Le nostre povere parole poste innanzi agli atti del Maresciallo di Campo Marchese Nunziante trovarono un eco negli abitanti della Calabrie, ed è con immenso piacere che ci facciamo oggi ad inserire il seguente omaggio al merito dell'insigne Generale, omaggio ben meritato; esso è l'interpetre fedele e conscienzioso di coloro che veggono nell'Uomo preposto dal Governo alla distruzione del brigantaggio, quel desso che va ridonando in quelle contrade la sicurtà e la calma manomesse da bande di assassini, le quali possano ormai reputarsi onninamente distrutte.


OMAGGIO AL VERO

MARESCIALLO MARCHESE NUNZIANTE

In Cosenza.

Veramente Sua Maestà il Re nostro Signore (D. G.), nella più alta saggezza e lunga benevolenza a queste notabili province del regno, degnava com mettere al Maresciallo Marchese Nunziante l'estirpamento del brigantaggio. Funesto flagello, il quale, per nostra disavventura, antico e frequente appo noi, spesse ?iate compresso, non mai vinto al tutto, da qualche tempo tra le politiche per turbazioni divenuto gigante, gravemente tribolava le Calabrie.

Quasi tre mesi son bastati perché il brigantaggio appressasse al suo termine estremo; e questo è non pure certo che imminente. Tanto si debbe attribuire, non, siccome altri per avventura erroneamente creder potrebbe, ad agevolezza d'impresa, ma ad opportunità di espedienti, ma ad esattezza di esecuzione, ma a cure incessanti e rarissime sollecitudini del Generale vivamente compreso così dal suo onore, che dai doveri del no bile ed arduo mandato affidatogli.

Il Maresciallo Nunziante circonda di legalità ogni suo stanziamento anco contro i banditi; ed a rigore la legalità egli richiede in tutti gli atti di coloro che da Lui dipendono. La giustizia pel Maresciallo è severa a un tempo, pietosa e gentile. Ei veglia di continuo perché la calunnia non si aggravi sulla innocenza; egli tien modo per ché la persecuzione contro i colpevoli torni, il men possibile, alle varie classi dei cittadini in grata o molesta. Tale è, da ultimo, lo stato di assedio fra noi, che non sentiremmo noi cosiffatta condizione di esistere, se non se ne traessero proficui risultamenti multiplici. Però indarno da taluni giornali si è buccinato il contrario. Non hanno essi che impudentissimamente accresciuto loro maligne menzogne, omai derise appieno e respinte nell'uni versale.

Si, l'ora della estinzione del brigantaggio delle Calabrie è suonata; e per non risorger forse giammai. Colui, che tanto lodevolmente avrà a spegnerlo, rispondendo alle paterne intenzioni sovrane, ben saprà proporre e provocare eziandio, ad ulterior preservamento, le necessarie misure.

Le Calabrie quindi, delle quali mi onoro di essere interprete coscienzioso e sincero, riconoscono ne’ segnalati benefizi di sopra cennati, inesauribile materia novella di lodi, di gratitudine, di devozione al provvido Augusto Monarca. imperocché, sotto i grandi auspici di Lui, a fugarne i mali ed a far durevolmente liete queste contrade, veniva un pro de spedito. Il quale, emulo della virtù e bravura del genitore benedetto tuttavia dai Calabresi, che pur se l'ebbero con eccelsa missione fra loro, pugnando in sostegno del legale ordine interno, della integrità del reame, della Cattolica Fede oltraggiata, e però della quiete ancora e civiltà europea, ha splendidamente mietuto allori immortali.

Cosenza 14 aprile 1850.

Secretario Perp. dell’Accademia Cosentina

Prof. LUIGI M.° GRECO.



ANNO III Mercoledì 24 Aprile 1850. Num. 92
L’ARALDO
GIORNALE MILITARE SCIENTIFICO LETTERARIO

STATO GENERALE NUMERICO

Dei misfatti denunziati alla Giustizia, distinti per natura e per tre periodi, dal 12 gennaio 1848 al 14 maggio 1849, dal 14 maggio al 31 dicembre 1849 e dal 1 gennaio a dicembre 1846.



Stato generale numerico dei misfatti denunziati alla giustizia, distinti per natura 1846 - 1849


ANNO III Martedì 7 MAGGIO 1850 Num. 103
L’ARALDO
GIORNALE MILITARE SCIENTIFICO LETTERARIO

Intorno al brigantaggio delle Calabrie abbiamo le seguenti officiali notizie che si leggono nel Manifesto. Il numero dei briganti appare scemato non poco, ed i nostri lettori non dovranno che dare uno sguardo alla cifra del sottoposto quadro per assicurarsene.


MANIFESTO

La Comitiva di Pietro Carravetta al numero di diciannove briganti, snidata per la persecuzione delle pubbliche forze dalle nevose inaccessibili balze del Cariglione, menomata di tre individui ch'effettuivano la loro presentazione innanzi di me, ripiegava or non è guari mancante di viveri, di vestimenta e stanca sulla Regia Sila, procedendo dalla parte di Taverna della 2. Calabria Ulteriore. A quell'annunzio muovevan sollecite, dietro mio ordine, la Squadriglia del Caporale Carotenuto e talune Guardie Urbane dei Casali di Cosenza, cioè quelle di Serra Pedace, Aprigliano, Spezzano Grande, e Pedace, sebbene quest'ultime non risposero intieramento alle mie vedute, e sono state esemplarmente punite. L'animose Guardie Urbane di Serra Pedace, guidate dal loro Capo Antonio Serafino. e seguite da poche altre appartenenti al Comune di Spezzano piccolo, perlustrando diligentemente quei luoghi, ad onta delle copiose nevi, e del lungo cammino fatto, incontravano la masnada nel punto detto Perciavinella, ove favorita dalle sinuosità del terreno, erasi trincerata dietro ripari di grossi macigni. Quivi impegnavasi un vivissimo conflitto di fucilate º che prolungato per circa otto ore, ebbe termine al sopraggiungere di altra forza, e coll'imbrunir della sera, di che i briganti profittarono per fuggire.

In quello scontro rimaneva estinto un Urbano di Serra Pedace a nome Gaspare Celestino, un altro ferito, e parecchi ebbero perforati da palle i propri cappelli. Dei briganti vi restava morto il famoso Giuseppe Magarò di Spezzano grande, una volta Capo Comitiva, e gli altri scorati e vinti, trovando persecuzione dovunque, dividevansi in due partite, di tal che nove di essi, fra quali il Capo Pietro Carravetta, presentavansi ieri l'altro in potere della giustizia, e per lo mezzo del signor D. Michele Mirra di Lappano che affrontava rischi e fatiche onde ottenere un si utile scopo. Per quell'avvenimento che tant'onora il Capo Urbano Serafino, antico Granatiere del Reggimento Real Napoli, ho disposto ch'egli con le ordinarie pompose formalità sia decorato della medaglia di argento del Real Ordine Cavalleresco di Francesco e che agli Urbani che si distinsero in quel conflitto sia data una largizione pecuniare, del pari che alla famiglia dell'estinto Celestino, per la quale, non che pel Capo Urbano, ho già impetrato dalla Sovrana Clemenza un mensile assegnamento.

Rendendo la debita lode a Granatieri ed a Soldati della 4. Fucilieri del 2° Reggimento di Linea per la gioia da essi sentita nel veder fregiato il petto di quel bravo che una volta ha portato anche con orgoglio le spalline di Granatiere, e maggior lode essi meritano perché desiosi di rendere a loro spese gli estremi uffici all'estinto Celestino, praticavano un tanto sacro dovere con quel religioso e mesto contegno che ben dimostrava qual intimo legame passa fra l'Armata e la forza Urbana per attaccamento al Re N. S. ed al l'ordine pubblico, ed in quanto pregio è tenuta la memoria di quei generosi, spinti dal dovere di difendere il rispettivo territorio dall'escursioni del brigantaggio, e di assicurare la tranquillità nel proprio Comune, offrono in olocausto la loro vita medesima.

Una menzione di lode si appartiene benanche al Clero dei Comuni di Spezzano Grande, Spezzano Piccolo, ed altri ancora, perché gratuitamente prestavasi sollecito alla celebrazione di quei pietosi e mesti uffici, e più ancora al reverendo Pastore della Chiesa Parrocchiale di Spezzano Grande che nel pronunziare parole di compianto per l'estinto, destava ad un tempo con generoso animo l'orgoglio di quelle famiglie cui è dato il vanto d'offrire qual che Urbano al proprio paese, additando la sventura di quelle altre, dal cui seno sorge l'essere più abbietto ed infame della società, il brigante.

Un altro fatto, per sé stesso importantissime e per le sue conseguenze, viene oggi a confirmare sempre più la mia predizione, e fa certo il pubblico che l'ultim'ora del brigantaggio nelle Calabrie è suonata.

Fin dal mio primo giungere in queste contrade formava una delle precipue mie cure l'assicurazione alla giustizia del famigerato D. Domenico Falco da Rossano, il quale per l'influenza ch'esercitava su tutte le Comitive, e per quella che si godeva in quel Distretto, ove a piene mani, versava il frutto di sue rapine, eludeva di continuo la vigilanza e lo zelo della pubblica farza sempre intesa a perseguitarlo – Soggetto al forte taglio e di ducati cinquecento, egli dividevasi dai suoi compagni per tema forse d'essere ucciso, e seguito soltanto da un giovinetto di sua piena fiducia, tenevasi celato allo sguardo di chicchesia in tal posizione, il sig. Aiutante Maggiore Piccolo del 2.° Reggimento di Linea Comandante Distrettuale in Rossano, uniformandosi pienamente alle istruzioni da me ricevute, con fino accorgi mento metteva in opera dello pratiche con l'Arciprete del Comune di Pietrapaola sig. Nicolotti, che conoscevasi aver molta preponderanza sull'animo di Palco, con lo scopo di indurlo alla presentazione.

Prestavasi quel degno prelato con tutto impegno all'impresa, e non risparmiando stenti o fatiche, assai gravi per la cadente sua età, riuscivagli d'abboccarsi in territorio di S. Morello con quel malfattore, il quale stanco di viver sempre tra boschi, perseguitato dalla pubblica forza, mostrava decisa la volontà di presentarsi – Procedevano siffattamente le trattative, allorquando sul cadere del giorno 10 del corrente mese, trovandosi la Guardia Urbana di Mandatoriccio in perlustrazione pel proprio territorio, seguiva di soppiatto le tracce di un forese a nome Madeo che dall'Arciprete spedivasi in cerca di Falco ed incontrato lo stesso Falco nel punto detto Praca, facevagli una scarica di fucilate che andava a vuoto, dopoché, protetto quel malfattore dal buio della sera, sottraevasi alle ricerche della pubblica forza, celandosi nel vicino bosco di S. Fele – Al divulgarsi di quella voce, accorrevano nel seguente mattino le Guardie Urbane dei paesi convicini m cerca tutte di Falco, il quale scampato per prodigio anche un'altra volta dalla persecuzione di tanta gente, avvilito e stanco effettui va la sua presentazione in Crucoli nelle mani del sig. D. Pasquale Amalfitani Marchese di Crucoli, e del Sergente Salati del 2.° Reggimento di Linea, Comandante di un distaccamento quivi destinato.

Un tanto importante servigio reso alla giustizia, è dovuto principalmente al sig. Aiutante Maggiore Piccolo del detto Corpo, per le accorte e sagaci pratiche da lui usate onde conseguir quello scopo, all'Arciprete di Pietrapaola signor Nicoletti per lo appoggio di sue efficaci esortazioni, al Regio Giudice di Cariati sig. D. Ferdinando de Simone, e finalmente all'enunciato sig. Marchese di Crucoli, nelle cui mani effettuivasi la presentazione del Falco, e non senza il concorso della valevole sua opera – Il sergente Salati merita benanche il mio particolar gradimento per la sollecitudine da lui messa nel far rapporto dell'avvenimento, e per le cure da lui"onde provvedere alla sicura custodia di quel masnadiere.

Siegue il quadro dei briganti assicurati alla giustizia dal 9 corrente a tutt'oggi.

Cosenza 24 aprile 1850.

Il Maresciallo di Campo
MARCHESE NUNZIANTE.

QUADRO


NOMI E COGNOMI PATRIA Presentati Arrestati Uccisi
All’epoca del 9 aprile 1850 erano 121 49 11

D. Domenico Falco

(Famigerato Capo per l'influenza esercitata su tutte le Comitive)

Rossano 1

Rosario Turano

S. Pietro in Guarano 1

Giuseppe Magarò

(Altra volta Capo Comitiva)

Spezzano Grande 1

Pietro Carravetta (Famoso e sanguinario Capo Comitiva)

Lappano 1

Francesco Carravetta

idem 1

Giovanni Scarpello

idem 1

Giovanni Lifrieri

idem 1

Raffaele Mazzei

(Antico Capo Comitiva)

Rovito Motta 1

Pietro Laudonia

Lappano 1

Pietro Grimaldi

Rovito Motta 1

D. Alessandro Greco

Montaldo 1

Nicola Spagnuolo

Torzano 1
131 49 13

 
ANNO III Sabato 11 MAGGIO 1850 Num. 106
L’ARALDO
GIORNALE MILITARE SCIENTIFICO LETTERARIO

Pubblichiamo altro manifesto del Maresciallo di Campo Nunziante intorno al brigantaggio delle Calabrie.

MANIFESTO

Con Manifesto del 6 aprile pubblicava il notamento di quei briganti che sino a quel giorno re stavano di assicurarsi alla giustizia, ed io fermo nel proponimento di raggiungere stratto scopo, pre scriveva di sottoporre alla legge del taglione tutti quelli fra essi che nello spazio di giorni venti non avrebbero effettuito, e nei modi legali, la loro presentazione.

Trascorso quel termine, dei quarantatré briganti che figuravano in quel notamento, ne diminuiva no ventuno perché presentati, arrestati, o uccisi, e restandone ancora ventidue, viene per essi di sposto quanto siegue.

Art. 1. Tutti gli Scorridori di campagna com presi nel sottoposto quadro, meno gli ultimi tre, vengono soggettati al taglione che per ciascuno di essi si addita, e quindi potranno essere assicurati alla giustizia dalla forza pubblica, o dai privati, ed in qualsiasi modo.

Art. 2. Rimane fermo quant'io promisi con altro mio manifesto a favore di quei briganti che uccidono altri briganti, o Capi, cioè che gli uccisori, ricevendo il corrispondente taglione, saranno giudicati dai Tribunali Ordinari, rimarranno fuori carcere, finché la Gran Corte Criminale non sarà in istato di giudicarli, e finalmente espletata la causa, godranno il favore d'essere particolarmente raccomandati alla Sovrana Clemenza di S. M. il Re N. S. a similitudine di quanto si è fatto, e si farà per Rocco Manzi di Figline.

Art. 3. I genitori e fratelli dei superstiti briganti naturali dei Casali di Cosenza, finché non saranno costoro in potere della giustizia, non fruiranno del beneficio della gratuita triennale coltivazione delle terre demaniali della Regia Sila, beneficio che la prefata M. S. nella pienezza della sua generosità, ha voluto accordare agli agricoltori poveri ed onesti dei succennati Casali. Quei parenti oltre da non partecipare di un tanto beneficio, rimarranno in Carcere per misura di prevenzione, e risponderanno dei danni che cagionar potranno i briganti loro congiunti, comeché l'esperienza ha dimostrato che il brigantaggio in queste contrade è stato sempre alimentato da individui di talune designate famiglie, come sarebbero i Magarò, i Bonofigli, Carravetta, Caligiuri ec. ec.

Giova intanto osservare che ciò non deriva da miseria, ma da indole prava e rapace, e pruova ne sia, che gli Scorridori di campagna non sorgono dalla classe dei coltivatori, ma da quella dei Guardiani, e da gente vagabonda, per lo che interesso le Autorità della Provincia onde si usi la più scrupolosa attenzione nel rilasciare i permessi d'Armi a Guardiani rurali.

Infine sia certo ognuno che il brigantaggio nelle Calabrie dev'essere estirpato. È questa la volontà di Re N. S., ed io saprò farla rigorosamente osservare, Notamento degli Scorridori di Campagna che restano tuttavia ad assicurarsi alla giustizia, dei quali il maggior numero va soggetto alla legge del taglione, a tenore di quanto fu stabilito col manifesto del 6 aprile 1850.



NOMI E COGNOMI
PATRIA Taglione Osservazioni

Provincia di Cosenza

Raffaele Arnone (Si è accresciuto il taglione altri due. cento essendo un sanguinario Capo Brigante, mentre fra gli altri misfatti commessi vi ha quello di avere uccisi molti suoi parenti fra i quali Gaetano Arpone per la prava voglia di sposare la moglie di lui.)

Trenta 400 Tutti costoro sono insozzati del sangue di vittime innocenti. Vendicate o Calabresi l'Umanità oltraggiata. Cosa sono diciannove briganti a fronte di coraggiose popolazioni sorrette soprattutto dai bravi bravi Soldati della nostra valorosa Armata.

Filippo Curci

idem 50

Fortunato Federico (Fuggì dalle prigioni di Catanzaro in unione del fu Capo Comitiva Nicola Rende a cui faceva da Segretario, avendo vestito in altri tempi abiti chiesastici.)

idem 100

Pietro Michele Rogato

idem 50

Saverio Trozzolo

idem 50

Domenico Faraca

idem 40

Andrea Greco (Fra i molti misfatti commessi fuvvi quello d’avere egli ucciso la propria sorella incinta di olio mesi.)

Spezzano Pic. 100

Gabriele Potillo

idem 40

Pietro Branca (Capo Comitiva coverto di molti misfatti a cui si aumenta il taglione che egli era stato di già fissato di altri duc. cento)

Feruci 200

Pietro Michele Pisano

Pedace 50

Raffaele Cava (Detestabile Brigante pei numerosi omicidi commessi.)

idem 80

Ant. Curcio Carrozzino

idem 50

Pasquale Salatino

idem 40

Gennaro Emmanuele

(Si è accresciuto il taglione di altri ducati venti.)

Mongrassano 200

Francesco Stamile

S. Giacomo 40

Francesco Lavalle

Mongrassano 50

Giuseppe Fetta

idem 40

Giovanni Sarro

S. Giacomo 50

Giuseppe Vacca (Ricusò di presentarsi in unione degli altri compagni di Pietro Branca e volle seguire quel Capo.)

Morano 40

Pasquale Anania (Da moltissimo tempo non ha più l’alto parte delle Comitive ed ignorassi ove li sia)

Buffarle Rio Presutto

Longobucco

(idem)

Lungro

Prov di Basilicata

Francesco Armando (Non si stabilisce taglione trovandosi in una Provincia non sottoposta a'  lo stato di assedio, ma prometto di dar larga ricompensa a chi lo assicurerà alla giustizia.)

Moliterno

N. B. Ove i suddetti briganti non saranno assicurati in breve tempo alla giustizia, accrescerò il premio del taglione, risoluto, come sono, di aumentare sempre più le misure di rigore contro di loro , anehè la Provincia non sarà interamente nettata da simili scellerati.

Siegue il quadro dei briganti assicurati alla giustizia dal 24 aprile 1850, a tutt'oggi,



NOMI E COGNOMI PATRIA Presentati Arrestati Uccisi
All’epoca del 24 aprile 1850, erano 131 49 13
Provincia di Cosenza

Giuseppe Scarcella (Capo Comitiva)

Spezzano piccolo

Luigi Cozza

idem 1

Santo Gallo

Rovito 1

Tommaso Piraino

Serra Pedace 1

Giuseppe Corchiola

Rovito Flavetto 1

Michele Piccolo (Non fu compreso nel notamento del 6 aprile essendosi posteriormente conosciuto ch’egli avea scorso la campagna)

Pietrafitta 1

Ferdinando Barberio

Zumpano 1

Lorenzo Cerchiara (Fu arrestato in Provincia di Basilicata sotto altro nome)

S. Lorenzo Bellizzi 1
Prov. di Catanzaro

Domenico Talarico Rondio (Vale per costui la nota apposta a Michele Piccolo.)

Savelli 1

Luigi Caligiuri

Soveria 1
139 51 13
Totale 203

Cosenza 2 maggio 1850.

Il Maresciallo di Campo

MARCHESE NUNZIANTE



ANNO III Sabato 8 Giugno 1850. Num. 128
L’ARALDO
GIORNALE MILITARE SCIENTIFICO LETTERARIO

Pubblichiamo non appena ci perviene altro Manifesto del Maresciallo di Campo Marchese Nunziante intorno al brigantaggio delle Calabrie.


MANIFESTO

Fedele a mie promesse di accrescere le misure di rigore contro quei pochi superstiti briganti che si mostrano riluttanti alla presentazione, viene da me disposto quanto segue:

Art. 1. taglioni che per ciascuno di quei tristi vennero fissati con mio manifesto del 2 corrente, sono accresciuti nel modo che si rileverà dal sottoposto quadro.

Art. 2. parenti dei briganti, che lungi dal cooperarsi per la di loro presentazione, gli hanno somministrato invece viveri ed oggetti di vestiario, saranno tradotti in siti lontani da questa Provincia, e più oltre ancora, quante volte i loro congiunti continueranno a scorrere la campagna.

Art. 3. Tutte le proprietà che appartengono ai briganti saranno sottoposte a sequestro per le cure dei Regi Giudici locali, per indi esporsi a vendita, alfin di rimborsare il Regio Erario delle spese ch'eroga per mantenimento di Squadriglie.

Art. 4. Quei briganti che uccideranno altri briganti, o Capi, oltre dal conseguire quei favori che vennero pro messi con altro mio manifesto, potranno aspirare ad una maggiore considerazione.

Notamento degli Scorridori di Campagna che re stano tuttavia ad assicurarsi alla giustizia, e per i quali si è aumentato il taglione.  



NOMI E COGNOMI
PATRIA
Taglione
Provincia di Cosenza

Raffaele Arnone

Trenta
500

Filippo Curci

idem
100

Fortunato Federico

idem
150

Pietro Michele Rogalo

idem
100

Saverio Trozzolo

idem
100

Domenico Faraca

idem
1001

Andrea Greco

Spezzano piccolo
150

Gabriele Polillo (Costui non è in Comitiva.)

idem
50

Pietro Branca

Feruci
400

Pietro Michele Pisano

Pedace
100

Raffaele Cava (Si crede morto in seguito di ferite riportate sono del Castello di Roseto)

idem
100

Antonio Curcio Carrozzino

idem
100

Pasquale Salatino

idem
100

Gennaro Emmanuele

Mongrassano
250

Francesco Stamile

S. Giacomo
100

Francesco La valle

Mongrassano
100

Giuseppe Peita

idem
100

Giovanni Sarro

S. Giacomo
100

Giuseppe Vacca

Morano
100

Pasquale Anania (Si è conosciuto che fa parie della Comitiva di Arnone)

Longobucco
100

Raffaele Rio Presutto.

Lungro
100

Oltre dei suddetti taglioni che verran pagati dal Real Governo, molti ricchi proprietari della Provincia, han dichiarato di voler anch'essi contribuire delle somme. in seguito d'invito che da me riceveranno, per ricompensare coloro che assicureranno o distruggeranno i suddetti Briganti.

Segue il quadro degli Scorridori di Campagna assicurati alla giustizia dal 2 maggio a tutt'oggi.




NOMI E COGNOMI PATRIA Presentati Arrestati Uccisi
Prov. di Catanzaro Erano con l’ultimo manifesto 139 51 13
Tommaso Tombino (Capo Comitiva fuggito dalle Carceri li Catanzaro in unione di Nicola Rende. Ferito in conflitto.) S. Pietro in Tiriolo 1
Prov. di Basilicata.
Rocco de Vito (Ferito in conflitto dal bravo Soldato della Pubblica Sicurezza Antonio Chirico. che riporlo anch’esso grave ferita) Melfi 1
139 53 13
Totale 205

Cosenza 27 maggio 1850.

Il Maresciallo di Campo

MARCHESE NUNZIANTE



NNO III Mercoledì 12 Giugno 1850 Num. 131
L’ARALDO
GIORNALE MILITARE SCIENTIFICO LETTERARIO

APPENDICE

INTRODUZIONE AL DISCORSO

della tornata generale della Reale Società Economica della 2. Calabria Ulteriore.

NOBILISSIMI SIGNORI.

Se ad elogiare gli uomini e le umane opere ta luni si pregiano imitare la eloquenza del Demostene e dei Ciceroni, io a rendere omaggio al nostro Augusto Sovrano, con semplici e sincere parole mi lusingo in questo di sacro al suo nome, di adempiere a quell'alto dovere che qui ci riunisce pieni di rispetto e di devozione! Quell'arcana provvidenza che regge i cieli, i vermi e gl'imperi, quell'onnipossente mano che in questo basso mondo creò l'uomo principe degli esseri crea i re, perchè l'ordine sociale si con servi con l'armonia e con la bilancia della Giustizia, il braccio di questa bilancia è egli il principe, il quale dee sostenere con la clemenza e la saggezza; e tali virtù al nostro Sovrano fu dato il beneficio di possedere doviziosamente; sicché ogni bene considerando come dono di Dio, l'uomo pieno di gratitudine esterna il suo culto al sonno benefattore della umanità che mercé le Opere di Pietà e di clemenza c'insegnò la virtù, la religione verso il vero Dio e i doveri che ci legano al nostro simile. Quindi è che il pio nostro Principe, le leggi della giustizia coglie dal codice di vino pel governo de'  suoi popoli, e rispettoso ai precetti del sommo legislatore della Giudea, con occhio benigno guarda i bisogni dello stato, e come affettuoso padre guida i suoi amatissimi popoli alla felicità. La religione, e la giustizia, io diceva sono le solide basi di ogni savio governo, e queste virtù qualora risplendono nel cuore del principe, il popolo e il suddito sono i veri figli dello Stato, i quali ubbidienti alle leggi e rispettosi alla parola del Sovrano, in lui ammirano l'immagine di Dio! Premuroso or dunque il nostro Saviissimo Principe per la salute del suo regno, con indicibile perseveranza lo veggiamo impegnatissimo a bene educarlo; e poiché solo dalla civile educazione possonsi ottenere felici successi.

Egli ne' diversi luoghi de'  suoi domini tutto di crea religiosi istituti, inviandovi institutori saggi e virtuosi, con ogni incoraggiamento avviando gl' ingegni agli studi – Così Napoli sotto la Borbonica dinastia non fu mai seconda a qualunque nazione, e per le belle arti, e per scienze e religione primissima. Sotto gli auspici del Re Ferdinando II, oltre i collegi e ginnasi, sono stati fondati nelle diverse province del reame, teatri ed accademie musei e scuole di belle arti, gabinetti fisici ed orti botanici, stabilimenti di pietà e tutto quanto può distinguere la beneficenza di un Sovrano virtuoso e saggio. Perocchè nel giro di un secolo e mezzo - circa la scienza ha fatto tesoro di grandi scoverte e di utili dottrine col Galiani, col Cotugno, col Raffaelli, col Filangieri, col Poli, col Tondi, col Palmieri, col Carolini.... ed un Galluppi, un Genovesi, ed un Vico con ogni filosofia sapientissimi formano la gloria del principi Borboni, ed il primato italiano! Sire or volgi il tuo sguardo verso noi, ed ascolta la mia voce. Ricorda che questa estrema regione del tuo regno, altra volta è stata sede della sapienza, a questo suolo appartengono quei grandi maestri della grecia sapienza, di cui è tanta fama nelle storie, qui i più arcani misteri della Filosofia e della Favola furono svelali; qui la scienza della geometriche dimostrazioni, prese l'analatico suo corso; e qui la scienza degli astri, con le dimostrazioni più ingegnose, fu ridotta alla verità del sistema del mondo. E questa gloria del tuo regno oggi mai, sotto la tua protezione, veggiamo ingigantirsi prodigiosamente, e con le scienze e le lettere non cessare di prestare incoraggiamento all'Agricoltura, pecchè da essa dipende la salute dello stato; mentre egli è nobile memoria che lo scettro di Saturno, nume e Sovrano, fu la falce, e fu costume anche de re dirigere l'aratro con le proprie mani, per rendere omaggio all'agricoltura! Deh! tu dunque o gran Dio segui a migliorare i giorni del nostro ottimo Principe, il quale pieno di virtù e di religione, con occhio paterno guarda i nostri bisogni, sorvegliando pel nostro benessere; e le nostre sorti diventando migliori, migliore diventerà la sua gloria. Viva il Re.

Catanzaro 30 maggio 1850.

ANTONIO DONATI.


CATANZARO – 2 giugno – Alla mattina di si fausto giorno, solennizzate le sacre funzioni del Corpus Domini, con quella devozione che la Cattolica Chiesa ispira al popolo napolitano e al nostro ottimo Principe, il paese si preparava a festeggiare il nome di S. M. il Re Ferdinando II.

Alle ore due e mezzo pomeridiane tutte le Autorità dopo aver reso i dovuti omaggi al signor M.se Generale Nunziante col medesimo si recarono alla Cattedrale, ove si cantò il Te Deum; ed in seguito a questa funzione la Truppa fece i fuochi di gioia.

La Società Economica della Provincia riunita a solennizzare gli omaggi al clementissimo Principe, ebbe l'onore d'intervenire il sig. Generale col suo seguito ove fu letto analogo discorso, (vedi l'appendice) mostrandosi in esso la civile educazione del Regno sotto gli aspici della Borbonica dinastia, e l'incremento delle scienze, lettere e belle arti....

Alla sera una brillantissima festa fu data a spese particolari nella Casa del sig. Sindaco Alemanni, in attestato di devozione e di gratitudine pe tanti benefici ricevuti dalla Sovrana clemenza. Questa festa fu onorata dal sig. M.se Nunziante e dalla signora Marchesa. La decenza e il lusso di tal festa è veramente oggetto del giornali. Archi e ghirlande di mirti intrecciati di fiori ornavano l'interno delle scale del palagio ov'era un quadro trasparente che rappresentava una donna con lo stemma della Provincia alla dritta della quale figurava il cennato sig. Maresciallo che la presentava a S. M. il Re (D. G.) in atto di prestarle rispettoso omaggio. La sala di ballo e le contigue stanze erano in grande illuminazione. Di rimpetto al palazzo della festa nel giardino del sig. Vercillo infiniti lumi erano tra gli alberi, e come un anfiteatro di mirti eravi in lontananza in mezzo al quale stava un altro trasparente ove leggevasi – Viva Ferdinando. Re del Regno delle due Sicilie, ed altresì ornavano il giardino diverse statue; quivi gran folla di gente accorreva per godere sì brillantissima maraviglia,l ballo cominciò alle ore 21/2 della sera e finì al far di giorno, il quale veniva diretto dal sig. B. ne di S. Croce. Musica di professori riposti aperti, servizio compito, tavolini da gioco e tante altre cose che si tralascia qui notare compivano la sontuosità della festa, la quale cominciò col grido di giubilo Viva il Re! Viva il Re!

Sia però dovuta ogni lode a sigg. incaricati che attesero alla esecuzione di sì nobile festa, e soprattutto alla somma operosità del sig. Sindaco Alemanni, cui il nostro paese va debitore d'infinite obbligazioni 


























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